L’Italia sta pensando di riaprire la sua ambasciata in Siria

Pubblicato il 12 gennaio 2019 alle 16:33 in Italia Siria

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Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, venerdì 11 gennaio ha dichiarato che il governo sta considerando di riaprire la sua ambasciata in Siria.

Roma sta considerando se riaprire l’ambasciata nel Paese mediorientale, una decisione che renderebbe l’Italia il primo Paese dell’Unione Europea a prendere tale decisione dall’inizio delle guerra siriana, nel 2011. Il governo italiano aveva chiuso gli uffici diplomatici a Damasco e rimpatriato lo staff nel 2012, in segno di protesta contro “l’inaccettabile giro di vite” perpetrato dal regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, contro il suo popolo.

“Stiamo lavorando per valutare se e in che tempi sia necessario riaprire l’ambasciata in Siria” ha comunicato Milanesi durante un suo intervento all’Accademia dei Lincei. “Naturalmente, è molto importante che la situazione in Siria vada verso prospettive più normali. Non c’è stata un’accelerazione in questo senso” ha aggiunto il ministro.

Roma ha intrattenuto poche relazioni con Damasco dall’inizio del conflitto, criticando la condotta del regime senza supportare apertamente il movimento dell’opposizione. Secondo The New Arab, tuttavia, nel 2018 alcuni funzionari d’alto rango italiani hanno incontrato in segreto i capo dei servizi segreti del regime di Assad, Ali Mamlouk. L’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR) aveva dichiarato che la decisione italiana di organizzare l’incontro era una violazione del divieto di viaggio imposto su Mamlouk.

La possibilità che l’Italia riapra la sua ambasciata nel Paese ha fatto seguito a diversi segnali di riavvicinamento alla Siria da parte di numerosi Paesi arabi con il regime siriano. Ad esempio, il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha visitato Damasco a dicembre, e dopo qualche giorno gli Emirati Arabi Uniti hanno riaperto la loro ambasciata a Damasco, mentre il Bahrein ha riallacciato le relazioni diplomatiche con il regime di Assad. Durante la prima settimana di gennaio, il Kuwait ha dichiarato di aspettarsi che altri Stati arabi riapriranno le loro ambasciate a Damasco “nei prossimi giorni”, nonostante tale mossa necessiti dell’approvazione della Lega Araba. Il leader dell’opposizione siriana, Nasr al-Hariri, domenica 6 gennaio aveva chiesto ai leader arabi di non ristabilire le relazioni con il governo del presidente della Siria, Bashar al-Assad, dicendosi altresì sorpreso di tale decisione. All’inizio di gennaio, inoltre, il Regno Unito ha negato di aver avviato i lavori per riaprire i suoi uffici diplomatici a Damasco e di voler ristabilire un suo ambasciatore nel Paese. Un inviato speciale britannico ha sottolineato che le relazioni tra la Siria e Londra rimangono congelate.

Di recente, la Lega Araba ha altresì comunicato di star pensando di riammettere la Siria tra le sue fila nel 2019. Damasco era stata espulsa nel 2011, a causa della brutale repressione delle proteste nel Paese: gli Stati arabi avevano sanzionato la Siria e condannato Assad per aver usato la forza militare e non aver negoziato con l’opposizione. Hariri ritiene che non è una buona idea riammettere il suo Paese nella Lega Araba. “Crediamo che tale decisione non è nell’interesse del processo politico” ha spiegato l’uomo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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