Venezuela: Maduro giura, il Paraguay rompe le relazioni diplomatiche

Pubblicato il 11 gennaio 2019 alle 15:00 in America Latina Venezuela

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Nicolás Maduro ha inaugurato giovedì 10 dicembre il suo secondo mandato presidenziale che lo vedrà alla guida del governo venezuelano fino al 2025. L’insediamento, segnalato per mesi da esperti, analisti e politici come un punto di non ritorno nella crisi economica e istituzionale gravissima che attraversa il paese latinoamericano, nei fatti non presuppone alcuna novità per i cittadini. Rappresenta, tuttavia, il punto di non ritorno nella deriva autoritaria del governo chavista di Caracas, che controlla ormai le istituzioni del paese a tutti i livelli, dalla politica alla magistratura, dalle forze armate agli enti pubblici.

L’insediamento di Maduro marca una frattura apparentemente insanabile con i principali organismi della comunità internazionale, Washington, Bruxelles e la maggior parte dei governi della regione. Maduro può esibire, tuttavia, il sostegno di Russia, Cina e Turchia, e il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, gli ha concesso credito la scorsa settimana, respingendo le sanzioni proposte del gruppo di Lima, che riunisce 11 paesi latinoamericani e il Canada.

Il successore di Hugo Chávez ha vinto le elezioni dello scorso 20 maggio, ma la vittoria è messa in discussione dalla comunità internazionale per la mancanza di garanzie democratiche e di osservatori indipendenti. Le forze di maggioranza dell’opposizione hanno rifiutato di partecipare, facendo così registrare un’astensione storica di oltre il 54%. Il presidente, che è entrato in carica nell’aprile 2013 per il suo primo mandato, ha cercato legittimità di fronte all’aumento della pressione e al deterioramento dei diritti anticipando il voto di un anno. Secondo numerosi analisti, a Caracas inizia ora un nuovo ciclo, l’inizio del quale è formalizzato con l’insediamento di Maduro e che prende il via proprio con un’anomalia, un riflesso di ciò che il Venezuela è oggi. Il presidente, difatti, non giura, come prevedrebbe la Costituzione, davanti all’Assemblea Nazionale, dominata dall’opposizione ma svuotata di tutti i poteri dall’elezione della Costituente nel luglio 2017, ma dinanzi alla Corte suprema di giustizia.

“La rivoluzione bolivariana non è un uomo, è un popolo che ha scelto di essere libero e siamo determinati a difendere la loro libertà, a prescindere da tutti e da tutto, niente e nessuno ci fermerà. Il 10 gennaio a giurare sarà il popolo” – ha proclamato il presidente alla vigilia dell’insediamento.  Maduro ha lanciato ancora una volta accuse contro Washington, Bogotà e altri paesi della regione, colpevoli, a suo dire, di tramare per destituirlo. “Le persone, consapevoli e mobilitate, sono disposte a difendere la sovranità e l’indipendenza del paese, a causa del loro diritto irrevocabile di essere liberi, solo il popolo salva il popolo!” – ha scritto sul suo account twitter poche ore prima di prestare giuramento.

Alla cerimonia erano assenti i rappresentanti dei principali paesi della regione, degli Stati Uniti e dei paesi UE, ma Maduro ha potuto contare sulla presenza dei presidenti di Cuba, Miguel Díaz-Canel, della Bolivia, Evo Morales, di El Salvador, Salvador Sánchez Cerén, e del Nicaragua, Daniel Ortega.

L’Organizzazione degli Stati Americani non riconosce alcuna legittimità al secondo mandato di Maduro ed ha invitato i paesi membri a premere affinché nuove elezioni democratiche possano tenersi “quanto prima”. Canada, Colombia, Brasile, Argentina, Cile e Perù, frattanto, hanno varato nuove sanzioni e vietato l’ingresso nel loro territorio ad esponenti di alto livello del governo di Caracas, mentre il Paraguay ha rotto le relazioni diplomatiche con il Venezuela. Il governo di Asunción ha richiamato il personale diplomatico e chiuso l’ambasciata a Caracas. “Non ci sono conseguenze negative quando si difendono giuste cause – ha dichiarato il presidente del Paraguay Mario Abdo Benítez – e la causa della libertà e della democrazia è una giusta causa”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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