Romania: lotte politiche intestine non ostacoleranno presidenza UE

Pubblicato il 11 gennaio 2019 alle 10:35 in Europa Romania

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Le divisioni politiche nazionali non precluderanno alla Romania il semestre di presidenza dell’Unione Europea, ha reso noto il suo ministro degli Esteri, nonostante le inquietudini sulla corruzione e sugli emendamenti potenzialmente ad personam previsti dal governo.

Il governo rumeno vuole che il Primo ministro rappresenti Bucarest ai summit europei. “Il governo della Romania farà del suo meglio per condurre una presidenza di successo”, ha riferito ai giornalisti il ministro degli Esteri, Teodor Melescanu, prima di inaugurare la cerimonia di apertura della presidenza, nella giornata di giovedì 10 dicembre. “Non è un progetto di una maggioranza, o di un governo, bensì si tratta di un progetto nazionale per la Romania dopo 10 anni di partecipazione all’UE”, ha concluso il ministro. Melescanu ha poi minimizzato le preoccupazioni inerenti alle lotte intestine al suo Paese, affermando:  “È ovvio che abbiamo una competizione politica interna, il che è più o meno la normalità in ogni società democratica. È la prova di una vita democratica assai fervida in Romania”.

Il presidente rumeno, il centrista Klaus Iohannis, che rappresenta il Paese ai vertici europei, si è detto critico sulla prontezza del governo socialdemocratico per affrontare la presidenza semestrale del blocco europeo, come anche dei piani governativi atti a emendare il potere giudiziario, che hanno destato preoccupazioni anche tra gli altri Paesi membri.

Il ministro per gli Affari Europei del Paese, George Ciamba, ha affermato che la Romania è pronta ad affrontare la presidenza, ma ha aggiunto che i contrasti politici a Bucarest probabilmente non si esauriranno nonostante tale ruolo. “Presidenza o meno, tutto ciò non si arresterà. Dobbiamo prendere atto che le elezioni europee sono imminenti, quindi penso che avremo elezioni politiche in tutta l’Europa”.

Nella sua prima prova ufficiale a capo dell’Unione, la Romania dovrà fare i conti con l’ufficializzazione della Brexit, prevista per il mese di marzo 2019, come anche con le elezioni del Parlamento Europeo a maggio, e i dibattiti, probabilmente complessi, che verteranno sul prossimo bilancio di lungo termine dell’UE. Quanto alla Romania, il secondo Paese più povero all’interno del blocco, unitasi agli altri Paesi membri nel 2007, lo Stato è segnato da forti contrasti interni in materia politica, soprattutto in vista delle elezioni europee e delle successive presidenziali, che Bucarest prevede entro la fine di questo 2019. Inoltre, la Romania è sotto indagine da parte dell’UE per presunta corruzione e preoccupazioni in merito al mancato rispetto dello stato di diritto. Sebbene il Paese non sia formalmente sottoposto a procedure di monitoraggio da parte dell’organismo internazionale, al contrario per esempio della Polonia e dell’Ungheria, tuttavia la Romania ha destato numerosi timori in particolare per via dei tentativi nazionali di depenalizzare numerosi reati di corruzione e emendare i codici penali. Il leader dei socialdemocratici al potere, Liviu Dragnea, era stato precedentemente incriminato per brogli elettorali e abuso di potere. Le accuse pendenti su Dragnea gli avevano impedito di diventare Primo ministro, pertanto egli aveva sostenuto la candidatura della sua favorita, Viorica Dancila. Quest’ultima, salita effettivamente in carica il 29 gennaio 2018, sta cercando di far passare emendamenti tra i quali anche un decreto che garantirebbe l’amnistia a Dragnea.

Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, nel corso del 2018 aveva affermato che il governo rumeno non aveva ancora “pienamente compreso cosa significa presiedere i Paesi dell’UE”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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