Amnesty International: è il momento di abolire la pena di morte nei Caraibi anglofoni

Pubblicato il 11 gennaio 2019 alle 6:04 in America centrale e Caraibi

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Amnesty International ha dichiarato nel suo rapporto di fine anno che sebbene la “significativa riduzione” del ricorso alla pena di morte nei paesi anglofoni dei Caraibi sia molto positiva, è arrivato il momento di abrogare definitivamente la pena capitale nella regione.

“Mentre i Caraibi anglofoni segnano il loro primo decennio come regione esente da esecuzioni, Amnesty International si congratula con tutti i governi che hanno riconosciuto l’inutile crudeltà rappresentata dalla pena di morte e invita tutti gli altri governi che ancora non lo hanno fatto ad abolire definitivamente la pena capitale” – si legge in una nota dell’organizzazione internazionale con sede a Londra.

Secondo Amnesty International solo 6 dei 12 paesi dei Caraibi anglofoni hanno emesso verdetti di condanna a morte dal 2008, quando fu eseguita, a Saint Kitts e Nevis, l’ultima condanna a morte della regione. Cinque paesi, Antigua e Barbuda, Bahamas, Belize, Giamaica e Saint Lucia, hanno commutato tra il 2013 e il 2017 in ergastolo tutte le condanne a morte emesse dai loro tribunali. L’organizzazione sottolinea come con l’abolizione de facto nelle cinque nazioni caraibiche siano ora “una minoranza nelle Americhe” i paesi che ancora fanno ricorso alla pena capitale.

Amnesty International sottolinea come il 96% delle condanne a morte emesse nei paesi dei Caraibi anglofoni, sebbene tuttora non eseguite, riguardino tre paesi, Trinidad e Tobago (52%), Guyana (31%) e Barbados (13%). In tutte e tre le nazioni l’ordinamento prevede la condanna a morte obbligatoria per una serie di reati, lasciando pochissimo potere discrezionale ai magistrati, una linea condannata da Amnesty International e dalla comunità internazionale. “La legislazione internazionale – ricorda l’organizzazione per i diritti umani – condanna l’obbligatorietà della pena di morte, perché impedisce ai giudici di prendere in considerazione una serie di circostanze riguardanti sia il reato che il colpevole”.

La spinta verso l’abolizione, tuttavia, nota con favore Amnesty International, continua ad aumentare. Nel 2018 la Corte suprema di Barbados ha definito incostituzionale la pena di morte obbligatoria per alcuni tipi di reati, in particolare i reati contro il Person Act. Il parlamento di Bridgetown, inoltre, prosegue nell’analisi della proposta di legge, che risale al 2014, per introdurre la discrezionalità dei giudici nell’ordinamento dell’isola, dove tuttavia l’ultima condanna a morte eseguita risale al 1984, abolendo così l’obbligatorietà della pena di morte. Un iter parlamentare complesso in quanto prevede la revisione di numerose norme e della giurisprudenza consuetudinaria.

Dimostrazione dei progressi verso l’abolizione della pena di morte è la non opposizione, per la prima volta, dei paesi dei Caraibi anglofoni a una richiesta di moratoria da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in vista di un’abolizione definitiva. Dominica ha votato a favore della moratoria, mentre Antigua e Barbuda e Guyana si sono astenute, facilitando l’approvazione della misura.

La pena di morte nei Caraibi anglofoni è in vigore ad Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Guyana, Giamaica, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadines, Trinidad e Tobago. In molti paesi, tuttavia, non si eseguono condanne da molti anni. L’ultima condanna ad Antigua e Barbuda risale al 1991, a Dominica e in Belize al 1985 e in Giamaica al 1988. A Granada, paese abolizionista de facto, poiché non si emettono sentenze di condanne a morte da oltre trent’anni, l’ultima esecuzione risale al colpo di stato del 1983, quando venne ucciso il capo del governo Maurice Bishop. Nel resto dei Caraibi, ispanofoni, francofoni o neerlandofoni, l’unico paese in cui la pena di morte è in vigore è Cuba, dove tuttavia vige una moratoria sin dal 2008 e l’ultima esecuzione risale al 2003. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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