Yemen: drone Houthi colpisce base militare, 6 morti

Pubblicato il 10 gennaio 2019 alle 11:46 in Medio Oriente Yemen

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Un attacco condotto via drone dai ribelli Houthi ha colpito una base militare nella provincia yemenita di Lahij, ferendo dozzine di soldati, tra cui il capo di Stato maggiore dell’esercito, e uccidendo 6 persone.

L’attacco, condotto nella giornata di giovedì 10 gennaio dal gruppo Houthi attraverso un drone, ha colpito una base dell’aviazione militare situata nella città meridionale yemenita di al-Anad, nella provincia di Lahij, durante una parata delle truppe governative. Sono molte le vittime del raid aereo, almeno 6 secondo quanto hanno riferito le fonti mediche locali all’agenzia di stampa AFP, e sarebbero “dozzine” i soldati rimasti feriti; tra questi, figura anche il capo di Stato maggiore dell’armata nazionale. Alcune riprese video di Agence France Press confermano l’attacco, avendo immortalato il momento esatto in cui il drone è esploso, mentre volava a bassa quota proprio sopra il sito principale dove si stava svolgendo la parata.

Abdul Malik Al-Houthi, leader del gruppo di ribelli sciiti Houthi, aveva annunciato già nel 2017 l’avviamento di una strategia volta a fare ricorso a missili balistici e droni per lottare contro le forze governative del Paese. I ribelli sostengono di possedere 5 diversi modelli di droni, stando a un’infografica pubblicata sul loro canale Telegram ufficiale.

Nel mese di novembre 2018, gli Houthi hanno annunciato che avrebbero sospeso gli attacchi via drone e via missili, tuttavia le tensioni si sono nuovamente intensificate nel corso delle ultime settimane per via della discussione relativa a come porre concretamente in effetto un accordo di pace caldeggiato dalle Nazioni Unite. In particolare, l’azione degli Houthi sarebbe contraria agli accordi su Taiq, conclusi dalle autorità legittime e le milizie ribelli alla fine dei colloqui di Rimbo, e sponsorizzati dall’Onu, che si sono svolti dal 6 al 13 dicembre. Nell’occasione era stato concordato anche un cessate-il-fuoco, entrato ufficialmente in vigore il 19 dicembre.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

L’Arabia Saudita ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili.

Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

La guerra ha comportato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto. La moneta dello Yemen, il riyal, si è deprezzata di quasi il 180% negli ultimi mesi, spingendo ancora di più le comunità verso la fame. I prezzi del cibo sono aumentati in media del 68% e il prezzo delle materie prime come benzina, gasolio e gas da cucina è anch’esso aumentato notevolmente.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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