Cina: Un Paese, due Sistemi per Taiwan, una soluzione possibile?

Pubblicato il 8 gennaio 2019 alle 9:53 in Asia Cina

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L’isola di Taiwan “deve essere e verrà unificata” alla Cina con un processo “pacifico”, ha affermato il presidente Xi Jinping dopo che la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen ha diffuso il suo nuovo piano per i rapporti tra i due lati dello stretto.

Xi Jinping non ha mai rinunciato ufficialmente alla possibilità di usare la forza militare per riunificare Taiwan al Continente, ma nel suo discorso ha evitato di ricorrere a minacce aperte, anche se ha fatto riferimento indiretto ai “4 doveri” che la presidente Tsai Ing-wen ha elencato all’inizio dell’anno. I 4 doveri della Cina, secondo Tsai, sarebbero di riconoscere l’esistenza della Repubblica di Cina – il nome formale del governo dell’isola di Taiwan –, rispettare la volontà dei 23 milioni di taiwanesi di andare verso la democrazia e la libertà, come premesse per un nuovo impegno nelle relazioni tra i due lati dello stretto.

L’isola di Taiwan gode di una indipendenza di fatto e di un governo con un presidente eletto dal popolo dal 1949, quando i membri del Partito Nazionalista – Guomindang – alla fine della guerra civile cinese con i comunisti di Mao Zedong lasciarono il Continente per spostarsi sull’isola di Taiwan, dove hanno portato avanti il progetto della prima repubblica cinese, la Repubblica di Cina, istituita formalmente a Pechino nel 1911, al crollo dell’impero. Da allora, la Cina considera Taiwan come una provincia ribelle, che necessita di essere riportata all’ordine e sotto l’influenza di Pechino con le maniere forti, e non le accorda diritto a essere riconosciuta internazionalmente come entità politica separata basando le sue relazioni diplomatiche con gli altri Paesi sul principio “una Sola Cina”, ovvero qualsiasi Stato istituisca rapporti con la Repubblica Popolare Cinese non può averne con Taiwan.

Nel suo discorso sulla “questione taiwanese”, il presidente Xi Jinping ha ipotizzato l’applicazione all’isola del principio “un Paese, due sistemi” che vige ad Hong Kong e Macao da quando le due isole ex colonie europee – rispettivamente britannica e portoghese – sono tornate sotto il controllo diretto di Pechino, seppure con diverse concessioni che permettono loro di mantenere alcune delle libertà democratiche a cui avevano accesso prima, con un sistema, appunto diverso da quello della Cina comunista. Secondo Xi Jinping, la via di “un Paese, due sistemi” sarebbe l’unica possibile per “sistemare la realtà taiwanese e salvaguardare gli interessi e i benefit dei taiwanesi”.

Per tutta risposta, la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha dichiarato che l’isola “non accetterà mai” un quadro politico come quello di “un Paese, due sistemi” proposto da Xi Jinping, soprattutto di fronte alle difficoltà e alla continua ingerenza di Pechino negli affari interni di Hong Kong degli ultimi anni. Il modello di Hong Kong ha portato l’isola a una sempre maggiore perdita di libertà, di stato di diritto e diritti umani, ha affermato Tsai Ing-wen.

Il partito al governo a Taiwan – il Partito Democratico Progressista favorevole all’indipendenza di Taiwan nei confronti della Cina – guidato dalla presidente Tsai Ing-wen ha perso terreno nelle elezioni regionali di novembre 2018 che hanno favorito il principale partito di opposizione, il Guomindang – Partito Nazionalista – che favorisce la riunificazione pacifica con la Cina. Tsai Ing-wen ha sottolineato che la perdita di terreno alle elezioni non è stata dovuta a una insoddisfazione nei confronti della sua politica nei confronti della Cina, tuttavia appare probabile che i toni concilianti di Xi Jinping potrebbero aver attratto maggiormente l’attenzione dei neo-eletti sindaci del Guomindang che mirano a creare dei legami diretti a livello locale con le municipalità cinesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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