Parigi: nuove sommosse dei gilet gialli

Pubblicato il 6 gennaio 2019 alle 6:00 in Europa Francia

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Manifestanti in rivolta a Parigi hanno dato fuoco a motociclette e barricate nella zona centrale di Boulevard Saint Germain, sabato 5 gennaio, in una nuova ondata di violenza da parte dei gilet gialli contro le politiche governative del presidente, Emmanuel Macron.

Le ultime manifestazioni dei gilet gialli sono iniziate pacificamente ma sono poi sfociate in violenze nel pomeriggio, quando alcuni di loro hanno lanciato petardi contro la polizia antisommossa e bloccato i ponti centrali sulla Senna. Le forze di sicurezza hanno lanciato lacrimogeni per impedir loro di attraversare i. ponti e raggiungere l’Assemblea Nazionale, sede del Parlamento. Un ristorante è stato danneggiato e un poliziotto ferito, sbalzato da una moto, lungo il fiume. Disordini sono stati registrati anche davanti ai cancelli del Museo d’Orsay, in cui, secondo la testimonianza di un operatore museale, per ragioni di sicurezza hanno chiuso le uscite trattenendo all’interno i visitatori per alcune ore. Il portavoce governativo, Benjamin Griveaux, è stato evacuato dal suo ufficio tramite una porta sul retro dopo che un piccolo numero di gilet gialli sono riusciti a fare irruzione nell’immobile iniziando a distruggere autovetture nel cortile.

Il Ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner, ha affermato che a protestare nella giornata sono state circa 50mila persone tra Parigi e le altre città principali quali Bordeaux, Tolosa, Rouen e Marsiglia. La partecipazione ai disordini non ha raggiunto i livelli dei primi sabati di novembre, ma è stata di molto superiore a quella del sabato precedente, a cavallo delle festività e dell’anno nuovo. Il governo di Macron, scosso dalle agitazioni continue, nell’ultima settimana ha inasprito la sua posizione, accusando i rivoltosi di cercare di rovesciare il governo.

Nonostante le agitazioni, non si sono ripetute le scene di estrema violenza e vandalismo che, a novembre scorso, hanno provocato danni ai principali monumenti della capitale francese, in primis l’Arco di Trionfo. Le autorità hanno affermato che le peggiori violenze delle ultime settimane sono state opera di gruppi estremisti di anarchici e anti-capitalisti, rami più radicali dei gilet gialli.

Secondo i gilets jaunes, Macron sarebbe sordo alle richieste della classe media dei cittadini, e farebbe riforme volte solo a favorire il tornaconto dei più abbienti e gli interessi degli industriali.

In un discorso pronunciato in occasione della vigilia di Capodanno, Macron ha promesso di continuare a portare avanti i suoi programmi di riforme per il Paese, asserendo: “Non possiamo al contempo lavorare meno, guadagnare di più, tagliare le tasse e aumentare la spesa”.

Le proteste sono iniziate il 17 novembre e hanno poi assunto una dimensione nazionale, diffondendosi dalla capitale in tutta la Francia; il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da 4 settimane e gode dell’appoggio della maggioranza dei cittadini. I manifestanti contestano in particolare la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, soprattutto le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. Alcuni di loro cantavano l’inno nazionale, altri trasportavano cartelloni con gli slogan “Macron dimettiti” e “Macron ladro”. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Le proteste minano l’autorità di Macron, il quale si scaglia contro il cambiamento climatico e sostiene l’energia verde ecosostenibile; in questi 18 mesi, egli non è riuscito a far presa sulla popolazione francese, la quale dimostra un malcontento diffuso nei confronti del suo operato presidenziale. Da quando Macron ha assunto la carica di presidente della Francia, le sue iniziative sono state spesso osteggiate sia dai sindacati sia dai cittadini, che hanno già manifestato in numerose occasioni anche contro le riforme sul lavoro e sulla compagnia ferroviaria nazionale. Gli investitori internazionali, d’altro canto, hanno ampliamento lodato la sua amministrazione, che ha incoraggiato gli affari e il mondo dell’imprenditoria. Gli oppositori politici, quanto a loro, hanno tacciato Macron di essere “il presidente dei ricchi” a causa della sua politica fiscale, e la popolarità del capo di Stato quarantenne si attesta attualmente solo al 20%.

Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese e all’avvio di un dialogo con i gilet gialli, come pure il vano tentativo del primo ministro francese, Edouard Phillippe, il quale, il 4 dicembre, ha annunciato che il governo sospenderà gli aumenti delle tasse sul carburante, previsti dal 1°gennaio 2019 per 6 mesi, le proteste contro l’operato di Macron non sono cessate.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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