Egitto: al-Sisi conferma cooperazione con Israele a media USA, ambasciata richiede ritiro intervista

Pubblicato il 6 gennaio 2019 alle 11:01 in Egitto Israele

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Il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, durante un’intervista con i media statunitensi, ha comunicato che il suo Paese sta cooperando con Israele contro i gruppi armati nella penisola del Sinai e ha negato la detenzione da parte del suo governo di prigionieri politici. L’ambasciata egiziana ha chiesto che l’intervista non venga mandata in onda.

Il leader egiziano ha rilasciato questa e altre dichiarazioni durante un’intervista al canale statunitense CBS, durante il programma “60 minutes”. L’ambasciatore egiziano nel Paese, poco dopo il rilascio dell’intervista, aveva contattato il team del programma chiedendo di non mandarla in onda, ma lo staff di 60 minutes ha respinto tale richiesta. Alcuni pezzi sono già stati pubblicati, mentre l’intera intervista verrà messa in onda domenica 6 dicembre.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, delle dichiarazioni del presidente egiziano, quelle relative alla cooperazione con Israele sono le più spinose. Nel 2018, l’esercito dell’Egitto aveva respinto alcune affermazioni della stampa, che riteneva che Il Cairo e Tel Aviv stavano cooperando contro gli insorgenti nella parte settentrionale del Sinai, una regione che confina con Israele e la Striscia di Gaza dove le forze di sicurezza egiziane sfidano da anni i combattenti, guidati dall’ISIS. I media e i funzionari egiziani considerano Israele un pericoloso nemico: nel 2016, il Parlamento egiziano aveva votato per espellere un legislatore perché l’uomo aveva invitato a cena l’ambasciatore israeliano presso Il Cairo.

Tuttavia, l’esercito e l’intelligence egiziana lavorano strettamente con le loro controparti israeliane da quasi 40 anni, dal trattato di pace di Camp David del 1978. la cooperazione è cresciuta da quando è avvenuto il colpo di Stato che, nel 2013, ha portato al-Sisi al potere. Da parte sua, Israele ha pubblicamente lodato la cooperazione in materia di sicurezza con l’Egitto, che ha assicurato il permesso israeliano di spiegare truppe, artiglieria ed elicotteri da guerra vicino al suo confine per combattere contro i gruppi armati, in contravvenzione alle restrizioni del trattato di pace tra i due Paesi del 1979, che limita il numero di truppe e armi che l’Egitto può avere nella regione.

Al-Sisi ha altresì negato che l’Egitto detenga prigionieri politici. “Stiamo cercando di sconfiggere gli estremisti che vogliono imporre la loro ideologia sul popolo” ha spiegato “Queste persone dovranno affrontare un processo, e potrebbero volerci anni, ma dobbiamo rispettare la legge. Tuttavia, alcune organizzazioni umanitarie internazionali, quali ad esempio la Human Rights Watch, intervistando ex prigionieri, parenti e avvocati, hanno stimato che in Egitto siano stati imprigionati circa 60.000 attivisti politici, ma il presidente egiziano ha dichiarato di non essere a conoscenza di tali cifre. Al Jazeera in lingua inglese ha spiegato che la reclusione di attivisti politici è parte di un più grande giro di vite per placare il dissenso: ciò include un controllo più stretti dei media, restrizioni drastiche sui gruppi per i diritti umani e l’annullamento di molte libertà ottenute con le rivolte del 2011 contro Hosni Mubarak.

L’insorgenza nel Sinai settentrionale era cominciata nel 2013, quando al-Sisi, allora ministro della Difesa, rimosse il primo presidente eletto con elezioni giuste, Mohamed Morsi, appartenente alla Fratellanza Musulmana. I funzionari egiziani e occidentali hanno dichiarato che i militanti nell’area sono meno di un migliaio. Tuttavia, da 5 anni l’esercito egiziano fa fatica a sconfiggerli. Inoltre, nel 2015, i combattenti hanno dichiarato di fare parte dello Stato Islamico. I funzionari statunitensi hanno spiegato che la campagna aerea israeliana era cominciata nello stesso periodo e aveva avuto un ruolo fondamentale a favore dell’esercito dell’Egitto, che era tornato in vantaggio contro gli insorgenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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