Cina: approvata nuova legge per sinizzare l’Islam

Pubblicato il 6 gennaio 2019 alle 15:16 in Asia Cina

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La Cina ha approvato una nuova legge per “sinizzare” l’Islam nei prossimi cinque anni.

Il quotidiano cinese Global Times ha dichiarato che sabato 5 gennaio, in un incontro con i rappresentanti di 8 associazioni islamiche cinesi, è stata approvata la decisione di un piano quinquennale per rendere più “cinese” la religione islamica praticata sul territorio. Durante la riunione i partecipanti si sono accordati per guidare l’Islam in modo che diventi compatibile con il socialismo. Secondo il quotidiano, si tratta di una importante decisione da parte di Pechino, volta a esplorare in che modo si possa governare la religione nei Paesi moderni.

Alcuni media occidentali hanno riconnesso tale decisione con i tentativi della Cina di gestire l’estremismo nella regione autonoma dello Xinjiang, dove Pechino è stata accusata di violare la libertà di religione. “Prima di commentare le decisioni cinesi, suggeriamo a queste persone di fare attenzione all’instabilità sociale dei loro Paesi e agli attacchi terroristici causati dagli estremisti religiosi” ha dichiarato il Global Times.

Nell’articolo, si legge che i Paesi moderni, anche quelli occidentali, al momento attuale sono testimoni di un risveglio della religione. Con la velocizzazione di tale risveglio, “i migranti di diverse religioni hanno più o meno causato conflitti sociali in diverse aree di confine religiose”. Il giornale ha altresì citato il caso dell’Italia e le dichiarazioni del vice primo ministro, Matteo Salvini, che all’inizio del 2018 aveva dichiarato che le tradizioni, la cultura e la società erano a rischio.

Il quotidiano cinese sostiene che la nuova ondata religiosa ha avuto un impatto sulla società secolare, con i fondamentalisti che hanno creato più violenza e nazionalismo religioso, portando all’instabilità sociale. “Governare la religione è una sfida comune a molti Paesi moderni. Il principale obiettivo del piano quinquennale cinese di sinizzare l’Islam è volto a far combaciare la religione con le pratiche cinesi, e non è limitato solo a questo credo” ha spiegato il Global Times. L’articolo prosegue affermando che, anche se alcuni hanno accusato la Cina di totalitarismo e di essere una potenza coloniale, nonostante ciò Pechino ha fatto grandi progressi nel governare la religione, e ha citato l’estremismo religioso in Xinjiang. Il quotidiano cinese prosegue affermando che la de-estremizzazione e la libertà di religione sono due cose diverse, e che l’Islam e la società socialista non sono incompatibili.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, negli ultimi anni la Cina ha adottato un atteggiamento di aggressiva sinizzazione, riducendo le libertà di alcuni gruppi religiosi. L’Islam è stato proibito in alcune parti del Paese e le forze di sicurezza hanno minacciato l’arresto di tutti coloro colti a pregare e digiunare, di coloro che indossavano l’hijab o che si facevano crescere la barba. Inoltre, alcune scuole religiose e alcuni corsi di arabo sono stati vietati, e ai bambini è stato impedito di partecipare alle attività musulmane. I gruppi umanitari hanno accusato Pechino di aver attuato una campagna di pulizia etnica. Da parte sua, la Cina ha respinto tali critiche, dichiarando di proteggere la religione e la cultura delle sue minoranze.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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