USA, Bolton ammonisce Assad su armi chimiche: “se non ha capito la lezione con due raid, il prossimo gli sarà di insegnamento”

Pubblicato il 5 gennaio 2019 alle 18:00 in Siria USA e Canada

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Il Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, ha avvertito il governo di Damasco che non dovrebbe considerare l’imminente ritiro delle truppe USA dalla Siria come un invito ad usare armi chimiche.

In volo, poco prima di atterrare a Tel Aviv, prima tappa di una visita diplomatica di quattro giorni a Israele e in Turchia, Bolton ha riferito ai giornalisti che erano con lui che non ci sarà “assolutamente alcun cambiamento” nella posizione statunitense di totale intransigenza verso il ricorso alle armi chimiche da parte del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, contro i dissidenti, come pure rimarrà ferrea e invariata la risoluzione americana che, qualora dovesse verificarsi un attacco chimico, la reazione di Washington non tarderà ad arrivare e sarà “molto forte, proprio come abbiamo già fatto per due volte in passato”.

“Quindi il regime, il regime di Assad, non dovrebbe farsi alcuna illusione a questo riguardo”, ha concluso il consigliere americano, spiegando: “Mentre elaboriamo un piano di ritiro delle truppe, e decidiamo in che modo esso avverrà e in che termini, non vogliamo che il regime di Assad possa considerare ciò che stiamo facendo come una qualsivoglia diminuzione della nostra opposizione all’uso di armi di distruzione di massa”. Se verranno usate armi chimiche, ha intimato infine Bolton, Washington sta già vagliando “un sacco di opzioni”; infine, senza mezzi termini, il consigliere ha aggiunto: “…se non hanno ancora capito la lezione attraverso i due raid aerei passati, il prossimo gliela farà comprendere meglio”.

A corollario dei suoi commenti, Bolton ha chiarito di fare tali affermazioni preventivamente, e non perché sospettasse un potenziale attacco chimico imminente da parte di Damasco.

Durante la sua missione diplomatica, è previsto che Bolton incontri il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, come anche il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan.

Trump, dall’insediamento alla Casa Bianca a oggi, ha ordinato per due volte che gli USA bombardassero la Siria in seguito alle accuse di utilizzo di armi chimiche da parte di Assad, nella sua lotta contro i ribelli all’interno della guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso. I due raid americani si sono verificati ad aprile 2017 e 2018. Lo scorso settembre, un alto funzionario statunitense aveva affermato che c’erano prove concrete inerenti al fatto che gli arsenali chimici fossero preparati dalle forze di Assad a Idlib, l’ultima grande roccaforte dei ribelli nel Paese. Dallo scoppio della guerra in Siria, sono morte oltre mezzo milione di persone, e altri 11 milioni sono stati costretti a lasciare le proprie case, alimentando un esodo senza precedenti.

Il 19 dicembre, il presidente americano, Donald Trump, ha ordinato il ritiro di 2.000 truppe americane dalla Siria, annunciando che i soldati suoi connazionali avevano esaurito con successo la missione volta alla sconfitta dello Stato Islamico in Siria, e che pertanto non era più necessaria la loro presenza nel Paese mediorientale. Tale decisione ha colto alla sprovvista i funzionari a Washington e i Paesi alleati all’estero, ha causato, il giorno successivo, le repentine dimissioni del Segretario americano alla Difesa, Jim Mattis, per divergenza di vedute, e ha destato nuovi timori circa la possibilità che l’Isis possa riprendere a condurre attentati e pianificare una nuova ascesa.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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