Iran: nuovi “potenziali” acquirenti di petrolio nonostante sanzioni USA

Pubblicato il 5 gennaio 2019 alle 10:15 in Iran USA e Canada

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Nonostante le pressioni americane sul mercato petrolifero iraniano, e nonostante il fatto che la politica statunitense abbia ormai scoraggiato i Paesi precedentemente compratori abitudinali europei, il numero di potenziali acquirenti di petrolio nazionale è “significativamente aumentato”, rende noto il Ministero del Petrolio di Teheran.

“La Cina, l’India, il Giappone, la Corea del Sud e altri Paesi che hanno ottenuto l’esenzione, da parte di Washington, dal divieto di importare petrolio iraniano, ormai non hanno più intenzione di comprare neppure un barile dall’Iran”, ha asserito il vice-ministro del Petrolio di Teheran per il Commercio e gli Affari Internazionali. Tuttavia, senza fornire maggiori dettagli, Zamaninia ha aggiunto che, nonostante le pressioni americane sul mercato petrolifero iraniano, il numero di potenziali acquirenti di petrolio nazionale è “significativamente aumentato” per via della competitività del mercato, dell’“avidità” e del perseguimento di un maggiore profitto. A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa del Ministero del Petrolio nazionale, SHANA.

Zamaninia ha spiegato che il meccanismo, noto come SPV (Special Purpose Vehicle for trade), sarebbe d’aiuto, ma potrebbe non riuscire a risolvere, da solo, i problemi, in quanto l’influenza statunitense “si ripercuoterà su ogni azione europea”.

Dall’entrata in vigore delle sanzioni americane, il 5 novembre 2018, l’Iran ha ripetutamente fatto appello ai Paesi dell’Unione Europea, che sono, per loro parte, ancora membri del trattato nucleare firmato con Teheran, a opporsi alle sanzioni di Washington, ad esempio attraverso la creazione di un meccanismo finanziario che agevoli i pagamenti destinati all’acquisto del petrolio iraniano.

Gli Stati Uniti hanno mirando a ridurre e limitare le industrie petrolifere iraniane, così da minare la stabilità economica del Paese. Washington ha tuttavia concesso, a titolo temporaneo, a 8 Paesi compratori di continuare ad acquistare quantità di petrolio greggio dalla Repubblica Islamica. Nonostante questa autorizzazione, i Paesi che hanno ricevuto la concessione americana di non obbedire integralmente alle sanzioni, potendo acquistare quantità minori di petrolio per altri 180 giorni, stanno comunque rispettando il volere americano, e hanno drasticamente ridotto, se non interrotto, le importazioni di greggio dal Paese mediorientale. Tra questi figurano l’Italia, la Grecia, la Turchia e Taiwan.

Mercoledì 5 dicembre, mentre l’OPEC stava lavorando ad un accordo tra i membri per ridurre la prodizione di 1,3 milioni di barili al giorno, il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, aveva reso noto che, fino a quando saranno in vigore le sanzioni americane, Teheran non ha intenzione di rivedere la propria quota.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, intanto, ha messo in guardia gli Stati Uniti, avvertendo che l’Iran bloccherà le esportazioni di petrolio dai Paesi del Golfo se gli USA boicotteranno gli affari di Teheran. Ciò avverrebbe attraverso il blocco dello strategico Stretto di Hormuz, da dove passa un quinto del petrolio mondiale. Già nel luglio 2015, durante una visita in Europa. Il presidente iraniano aveva minacciato di chiudere tale passaggio se il suo Paese avesse avuto difficoltà ad esportare il petrolio, chiarendo che lo Stretto di Hormuz doveva essere utilizzato da tutti.

I rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da forti tensioni economiche e diplomatiche. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura, promessa dall’attuale presidente americano fin dalla propria campagna elettorale. Oltre ad aver abbandonato l’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA), l’8 maggio scorso, il 7 novembre il Dipartimento del Tesoro ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni, definito il più grande di sempre, contro l’Iran, che ha colpito oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. Secondo quanto riferito dal comunicato del Tesoro, la mossa americana fa parte della re-imposizione delle sanzioni sulle attività nucleari iraniane, conseguenti l’uscita degli USA dal JCPOA. L’obiettivo delle misure restrittive, spiega il comunicato, è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne, e esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

L’accordo sul nucleare era stato concluso tra l’Iran e le potenze occidentali il 14 luglio 2015. Il patto, firmato da Teheran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti, in cambio dell’interruzione delle attività nucleari dell’Iran.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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