Siria: esercito statunitense intensifica i bombardamenti contro l’ISIS

Pubblicato il 4 gennaio 2019 alle 13:35 in Siria USA e Canada

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L’esercito statunitense ha intensificato i bombardamenti in Siria, sul territorio ancora sotto il controllo dell’ISIS, nonostante il leader della Casa Bianca, Donald Trump, abbia annunciato il ritiro di circa 2.000 truppe dal Paese mediorientale.

Durante gli ultimi giorni del 2018, le forze statunitensi hanno bombardato i villaggi lungo l’Eufrate, concentrandosi principalmente su Al Kashmah, nei pressi del confine con l’Iraq, secondo tre fonti in Siria orientale. Il 31 dicembre, gli attacchi sono proseguiti senza sosta sul villaggio, distruggendolo quasi del tutto. Gli attacchi, perpetrati dalle forze aeree degli Stati Uniti e dalle Syrian Democratic Dorces (SDF), sostenute da Washington, hanno fatto scappare i civili e le famiglie dei militanti dello Stato Islamico del villaggio verso sud. Nonostante Al Kashmah non sia ancora caduta, le uniche persone che vi rimangono sono i combattenti che rimangono in prima linea nella guerra contro l’ISIS. Secondo Al Jazeera in lingua inglese, sembra che la coalizione contro l’ISIS stia colpendo soprattutto gli internet café, utilizzati sia dai civili che dai jihadisti per comunicare con il mondo esterno, specialmente con le loro famiglie.

Dopo aver fatto evacuare i civili da Al Kashmah, l’ISIS ha negoziato un cessate-il-fuoco di 3 giorni con i curdi. Inoltre, lunedì 31 dicembre 7 camion di aiuti umanitari e alimentari sono entrati nelle aree sotto il controllo dei militanti in base a tale accordo, secondo le fonti dell’ISIS e delle Syrian Democatic Forces. Il cessate-il-fuoco doveva finire il 31 dicembre, ma i funzionari dello Stato Islamico stanno discutendo una possibile estensione della durata di 6 mesi. Una tregua di tale durata permetterebbe di recapitare rifornimenti necessari ai civili nei villaggi, ma permetterebbe anche ai jihadisti di riorganizzarsi. D’altra parte, i crudi riceverebbero una tutela da una guerra su due fronti, se i turchi dovessero attaccare.

I militanti dell’ISIS si sono rifugiati in alcuni villaggi lungo l’Eufrate, dal confine con l’Iraq al sud di Hajin, una ex roccaforte dello Stato Islamico che era stata riconquistata a metà dicembre dalle Syrian Democratic Forces. In quell’area rimangono circa 50.000-60.000 persone, secondo gli attivisti civili, che hanno chiesto di non essere nominati per ragioni sicurezza. “I civili in quelle zone non hanno alcun posto dove andare o dove nascondersi quando gli Stati Uniti bombardano i loro villaggi” hanno spiegato gli attivisti, sottolineando che i civili sono stati colpiti sia dalle forze del governo siriano e degli Stati Uniti che dall’ISIS. Da novembre, con l’operazione Roundup, i villaggi controllati dallo Stato Islamico lungo l’Eufrate sono stati obiettivo di numerosi bombardamenti da parte di Washington, insieme ad alcune aree civili, incluso un ospedale.

Domenica 30 dicembre, l’esercito degli Stati Uniti ha ammesso di aver ucciso 1.139 civili in Iraq e in Siria dall’inizio della sua campagna contro l’ISIS, nel 2014. Tale cifra è molto più bassa delle stime sulle vittime dei gruppi monitor come Airwars, che ha dichiarato che il numero di morti va dalle 7.308 alle 11.629. Danielle, Covington, portavoce del Dipartimento della Difesa statunitense, ha dichiarato che la coalizione decide “il ritmo degli attacchi contro gli obiettivi dell’ISIS deliberatamente e con attenta considerazione dell’impatto sui civili. L’aumento dei bombardamenti alla fine di dicembre è stato attuato specificatamente per deteriorare le capacità dell’ISIS e non per altri fini”.

Il 19 dicembre, Trump aveva comunicato improvvisamente di aver deciso di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria, cogliendo di sorpresa anche il Dipartimento della Difesa. In un secondo momento, il presidente si è rifiutato di comunicare la sequenza temporale del ritiro. Tuttavia, l’aumento dei bombardamenti contraddice le dichiarazioni di Trump, secondo il quale l’ISIS sarebbe stato sconfitto o che la guerra statunitense in Siria sia finita. Non è chiaro se gli attacchi aerei di Washington continueranno una volta che le truppe di terra avranno lasciato il Paese.

In seguito all’annuncio della Casa Bianca, i curdi, che guidano le forze di terra che si sono alleate con gli Stati Uniti per combattere lo Stato Islamico in Siria, hanno contattato il presidente siriano, Bashar al-Assad, per avere protezione. I curdi sono preoccupati di un possibile attacco da parte della Turchia, che teme che tale minoranza possa istituire una regione autonoma nel sud del Paese. Per scongiurare tale evenienza, gli Stati Uniti hanno deciso di armare le forze curde prima del loro ritiro.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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