Pompeo a Bogotà per rafforzare l’asse anti-Maduro

Pubblicato il 4 gennaio 2019 alle 15:00 in Colombia USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha elogiato mercoledì 2 gennaio il governo colombiano di Iván Duque per il suo impegno a ripristinare la democrazia in Venezuela. “La lunga tradizione democratica della Colombia ne fa il leader naturale negli sforzi regionali per sostenere la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela” – ha dichiarato Pompeo dopo aver incontrato il presidente colombiano nella Casa de Huéspedes a Cartagena de Indias. “Tutti i paesi che difendono la democrazia devono unirsi per respingere la dittatura del Venezuela” – ha risposto il leader colombiano.

Duque, che è entrato in carica il 7 agosto con la promessa di isolare diplomaticamente il regime venezuelano, ha cercato di guidare l’opposizione regionale a Caracas. Nei giorni scorsi il Presidente della Colombia ha chiesto ai paesi “difensori della democrazia” di ignorare il nuovo governo di Nicolás Maduro, che entrerà in carica il 10 gennaio. Le elezioni in cui l’erede di Hugo Chávez ha ottenuto la sua rielezione sono state boicottate dall’opposizione e gran parte della comunità internazionale – tra cui Bogotà e Washington – ha deciso di non riconoscerle.

A dicembre, Maduro ha collegato Duque e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro con un presunto piano organizzato dagli Stati Uniti per rovesciarlo e assassinarlo. La recente espulsione di funzionari di entrambi i paesi e l’arrivo in Venezuela di bombardieri russi hanno accresciuto la tensione tra Caracas e Bogotà, che condividono più di 2.200 chilometri di confine, per lo più facilmente attraversabile. La Colombia è anche il principale paese che ospita migranti venezuelani in fuga dalla grave crisi politica ed economica nella Repubblica Bolivariana, con oltre 1,1 milioni di venezuelani insediati nel suo territorio secondo le ultime cifre fornite dalle autorità migratorie del paese.

“Ci congratuliamo con il governo della Colombia e con il suo popolo per aver aiutato i venezuelani a fuggire dal regime di Maduro” – ha affermato Pompeo riconoscendo il ruolo di Bogotà nella gestione della crisi migratoria. Il capo della diplomazia americana ha ricordato che il suo paese ha stanziato quasi 92 milioni di dollari, 55 milioni in aiuti umanitari e 37 in aiuti economici, per aiutare Bogotà nella sua risposta alla crisi venezuelana. “L’aiuto umanitario è necessario con così tante centinaia di migliaia di fratelli venezuelani che sono fuggiti dalla dittatura in cerca di speranza” – ha risposto Duque.

Il viaggio del segretario di stato è il primo di un alto funzionario americano da quando Duque si è insediato nel Palazzo di Nariño, e si svolge dopo due visite annunciate e successivamente cancellate dal presidente Donald Trump. L’incontro si è svolto due giorni prima di un nuovo incontro del Gruppo di Lima, formato da 14 paesi tra cui Argentina, Brasile, Canada e Colombia (ma non gli Stati Uniti), che operano per risolvere la crisi venezuelana a livello regionale. Alcuni osservatori si aspettano che il blocco stabilisca una posizione comune sull’imminente insediamento di Maduro.

Pompeo è arrivato a Cartagena dopo aver partecipato alla cerimonia di insediamento del presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Cerimonia alla quale, per la Colombia, ha preso parte la vicepresidente Marta Lucía Ramírez. Il modo in cui il presidente conservatore colombiano, nonostante abbia coltivato un profilo più moderato, riesca a integrarsi nella nascente alleanza suggerita da Trump e Bolsonaro, è uno degli interrogativi sulla scena politica regionale. Bogotà è stato un alleato strategico di Washington per decenni, e Duque, come il suo mentore, l’ex presidente Álvaro Uribe (2002-2010), ha proposto una politica estera il cui asse principale ruota attorno alle relazioni privilegiate che la Colombia ha con gli Stati Uniti.

Oltre alla risposta alla crisi venezuelana, Pompeo ha anche portato a Duque un altro messaggio dal presidente Trump. Washington è “profondamente preoccupata” per la crescita delle coltivazioni di coca e per la produzione di cocaina in Colombia, ha riferito il Segretario di Stato. Secondo gli ultimi dati disponibili, le narco-colture nel paese andino sono cresciute nel 2017 da 146.000 a 171.000 ettari, la cifra più alta da quando l’ONU ne monitora l’estensione. Duque ha riconosciuto che, a causa di tali livelli, la relazione con Washington è “narcotizzata”. Tuttavia, i due paesi continueranno a lavorare mano nella mano per raggiungere l’obiettivo comune di ridurre le colture illecite e la produzione di cocaina del 50% entro la fine del 2023 – ha affermato Pompeo, che ha ammesso che gli Stati Uniti devono operare affinché la domanda interna di narcotici diminuisca per vedere risultati anche in Colombia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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