Modernizzazione dell’esercito venezuelano: il ruolo della Spagna

Pubblicato il 4 gennaio 2019 alle 6:01 in Spagna Venezuela

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La Spagna partecipa alla modernizzazione dei carri armati dell’esercito venezuelano nonostante l’embargo sulle armi contro il paese latinoamericano decretato dalla UE. Il comitato interministeriale che controlla le esportazioni di materiale militare ha approvato nel gennaio 2018 la vendita al governo di Nicolás Maduro di pezzi di ricambio per veicoli blindati per un valore 20 milioni di euro. L’autorizzazione, che risale all’Esecutivo di Mariano Rajoy, protagonista dell’imposizione di sanzioni UE contro Caracas, è arrivata dopo che, il 14 novembre 2017, è entrato in vigore il regolamento europeo che proibiva la fornitura di tale materiale a Caracas. Fonti governative affermano che il contratto è anteriore all’embargo, sebbene la sua approvazione politica sia stata successiva.

Dato “il deterioramento della democrazia in Venezuela e la mancanza di rispetto per lo stato di diritto e dei diritti umani” da parte del governo del presidente Maduro, il Consiglio europeo ha adottato il 13 novembre 2017, un embargo contro il Venezuela sulle armi e su qualunque materiale possa essere utilizzato per la repressione, così come il congelamento di beni di alcuni alti funzionari del regime bolivariano, una lista che in seguito è stata estesa in due occasioni.

Il regolamento, entrato in vigore il giorno dopo, proibiva la fornitura al Venezuela di qualsiasi materiale incluso nella cosiddetta Lista Militare Comune dell’Unione Europea, che menziona espressamente i veicoli terrestri progettati o modificati per uso militare e le sue componenti.

L’embargo UE contro il Venezuela ammette solo due eccezioni: la fornitura di materiale per scopi umanitari o per operazioni delle Nazioni Unite e delle organizzazioni regionali e “l’esecuzione di contratti conclusi prima del 13 novembre 2017 o di contratti ausiliari necessari per la loro esecuzione”. Il governo spagnolo assicura che la vendita di pezzi di ricambio a Caracas rientra in quest’ultima voce.

Nel primo semestre di quest’anno, come rivelato dalle statistiche riguardanti le esportazioni di materiale bellico del Ministero del Commercio di Madrid, la Spagna ha venduto al Venezuela pezzi di ricambio di veicoli militari per 6.216 euro. Molto più importante è stato, tuttavia, che la Giunta Interministeriale Regolatrice del Commercio Estero di Materiale di Difesa e Dual-Use, in cui siedono i rappresentanti della Presidenza del Governo e dei ministeri degli Esteri, della Difesa, dell’Economia, dell’Industria e dell’Interno, abbia approvati, ai tempi del governo del Partito Popolare, una licenza per esportare a Caracas componenti di carri armati per 20 milioni di euro. Questa cifra è quasi dieci volte più grande di tutte le vendite di armi spagnole al Venezuela nel 2017 (3,5 milioni di euro) o nel 2016 (2,6).

La licenza corrisponde al programma di ammodernamento di 86 carri armati AMX-30 fabbricati in Francia che l’esercito venezuelano sta portando avanti per un valore di circa 70 milioni di euro. Questi carri armati, acquisiti nel 1970, furono sottoposti ad una prima modernizzazione, da parte di aziende venezuelane di materiale bellico, rivelatasi fallimentare e che fu al centro di sospetti e inchieste per corruzione.

Ora, i tank saranno modernizzati con l’aggiunta di computer e apparecchiature elettroniche, fornite per lo più da una società israeliana, mentre la società spagnola Star Defense Logistic Engineering SL (SDLE) si occuperà dell’integrazione. Questa compagnia, con sede a Móstoles (Madrid) e creata nel 2008, ha un centinaio di lavoratori e un fatturato annuo di circa 15 milioni di euro ed è un fornitore regolare dell’esercito spagnolo.

L’acquisto di otto navi militari per 1,2 miliardi euro, negoziato dall’allora ministro della Difesa spagnolo José Bono con il presidente venezuelano Hugo Chávez, tra il 2005 e il 2006 ha fatto del Venezuela uno dei migliori clienti dell’industria bellica spagnola.

Tuttavia, poiché l’esecuzione di tali contratti è stata conclusa, le cifre si sono significativamente ridotte negli ultimi anni. Nel 2015, le esportazioni di armi spagnole a Caracas ammontava a 15,3 milioni (in blocchi per la costruzione di navi, manutenzione, documentazione tecnica e supporto logistico), ma nel 2016 sono fruttate alla Spagna appena 2,6 milioni e nel 2017 sono leggermente risalite a 3,4. Nei primi sei mesi del 2018, le vendite effettuate erano praticamente insignificanti: solo 6.216 euro.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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