Turchia schiera rinforzi militari al confine con la Siria

Pubblicato il 3 gennaio 2019 alle 7:33 in Siria Turchia

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La Turchia ha schierato nuovi rinforzi militari nella provincia di Sanliurfa, nel Sud del Paese, nel corso dei giorni passati. Tali rinforzi includono artiglieria, carri armati e veicoli corazzati armati di armi e munizioni.

Come spiega al-Arabiaya English, da quando il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel corso del mese di dicembre, ha annunciato nuove operazioni antiterrorismo nel Nord della Siria, Ankara ha iniziato ad aumentare la propria presenza militare al confine con il Paese mediorientale. Tale decisione, inoltre, è stata presa in seguito all’annuncio del presidente americano, Donald Trump, di ritirare le proprie truppe dalla Siria, il 19 dicembre. Secondo fonti ufficiali, Erdogan era a conoscenza di tale decisione di Washington, in quanto il leader della Casa Bianca aveva comunicato tale idea durante una telefonata con la sua controparte turca, il 14 dicembre. Da parte sua, la Turchia ha promesso di subentrare nella lotta contro i militanti dell’ISIS in Siria.

La decisione di richiamare le truppe statunitensi è stata annunciata ufficialmente il 19 dicembre, quando il leader della Casa Bianca ha dichiarato che i 2.000 soldati americani stanziati in Siria sarebbero tornati in patria, poiché la guerra contro l’ISIS è terminata. Tale mossa ha comportato scompiglio in seno all’amministrazione americana. Il 20 dicembreil segretario della Diesa, James Mattis, si è dimesso a causa della differenza di vedute su diverse questioni, prime tra tutte la Siria. Nella lettera di dimissioni Mattis ha scritto che “il presidente merita che al vertice del Pentagono ci sia qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni”. Il 21 dicembre, anche l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS, Brett McGurk, ha rassegnato le dimissioni. Come Mattis, nella sua lettera di dimissioni McGurk ha dichiarato che i militanti dello Stato Islamico sono in fuga, ma non sono ancora stati sconfitti, al contrario di quanto sostenuto da Trump. Inoltre, secondo l’inviato, la prematura ritirata delle forze statunitensi dalla Siria creerà le condizioni adatte per una rinascita del gruppo terroristico.

Attualmente, l’esercito turco, con il supporto di altre forze siriane, stanno continuando la preparazione per entrare a Manbij, nonostante l’annuncio delle Syrian Democratics Forces (SDF) di aver consegnato la città alle forze siriane del presidente Bashar al-Assad.Il 28 dicembre, l’esercito siriano è entrato a Manbij, città chiave del Nord della Siria, a 30km dal confine con la Turchia, per la prima volta in oltre sei anni, su richiesta dei curdi che, dopo l’annuncio da parte del presidente Trump in merito al ritiro delle truppe USA dalla Siria, hanno chiesto appoggio al regime siriano per contrastare le offensive turche.

Manbij è stata uno dei punti di tensione tra la Turchia e gli Stati Uniti. A giugno, i due alleati NATO avevano raggiunto un accordo che prevedeva la rimozione delle People’s Protection Units (YPG), parte delle SDF, dalla città, ma Ankara si era lamentata del fatto che il piano d’azione era stato ritardato e che le forze turche sarebbero entrate nel centro urbano, se gli Stati Uniti non avessero rimosso i militanti curdi. Le YPG sono state uno dei principali alleati statunitensi nella lotta contro lo Stato Islamico, ma la Turchia le considera un gruppo terroristico al pari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). L’obiettivo di Ankara è evitare che i curdi siriano riescano ad esercitare il controllo su un territorio vicino al confine con la Turchia, al fine di impedire che i curdi turchi rivendichino a loro volta un territorio.

Per tali ragioni, dal 2016, la Turchia ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Una dinamica analoga si è verificata nella regione siriana di Afrin, dove, il 20 gennaio, la Turchia ha lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo obiettivo il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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