Pompeo critica lanci spaziali programmati da Teheran

Pubblicato il 3 gennaio 2019 alle 18:05 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno emesso un avvertimento preventivo nei confronti di tre lanci spaziali pianificati da Teheran per i prossimi mesi, che violerebbero la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l’impiego della tecnologia dei missili balistici, giovedì 3 gennaio.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha avvisato che i tre missili che l’Iran ha intenzione di lanciare nei prossimi mesi, chiamati Space Launch Vehicles, hanno una tecnologia “praticamente identica” a quella usata nei missili balistici intercontinentali. Pompeo ha inoltre dichiarato, in una nota, che “gli Stati Uniti non staranno a guardare le politiche distruttive del regime iraniano mentre mettono a rischio la stabilità e la sicurezza internazionale”.

Rivolgendosi a Teheran, Pompeo ha consigliato il Paese di riconsiderare i lanci, definiti provocatori, e di cessare tutte le attività collegate ai missili balistici, “al fine di evitare un più profondo isolamento economico e diplomatico”, dal momento che tali lanci hanno un effetto destabilizzante non solo sulla regione, ma a livello globale. Anche Francia, Germania e Regno Unito hanno espresso profonda preoccupazione per i lanci in questione.

Simili richiami erano già stati effettuati da Pompeo all’indomani di un test di un missile balistico a medio raggio capace di trasportare multiple testate nucleari effettuato da Teheran il 1 dicembre. Come spiega Reuters, nonostante Teheran sostenga che il suo programma spaziale sia pacifico, gli esperti occidentali sospettano che possa essere una copertura per lo sviluppo della tecnologia da adoperare per i missili militari.

Il programma nucleare iraniano era stato ridefinito e limitato tramite il Piano di Azione Congiunto Globale (PACG), che è stato firmato a Vienna, il 14 luglio 2015 dall’Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme alla Germania e l’Unione Europea. L’accordo aveva stabilito dei limiti al programma nucleare iraniano, soprattutto riguardanti l’arricchimento dell’uranio, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni nei confronti di Teheran. Da quel momento, l’economia del Paese mediorientale è passata da una fase di contrazione ad una di significativo sviluppo registrando, nel 2016, un tasso di crescita del 12,5%, secondo le stime della Banca Mondiale. Questo è stato possibile in seguito all’adozione di riforme strutturali basate sui principi dell’economia di mercato.

Tuttavia, l’8 maggio, come preannunciato durante la campagna elettorale, Trump ha reso noto che gli Stati Uniti sarebbero usciti dall’accordo nucleare con l’Iran e che, di conseguenza, le sanzioni contro il Paese sarebbero tornate, in due scaglioni. Il primo, entrato in vigore il 7 agosto, riguarda l’acquisto di dollari statunitensi da parte del governo di Teheran, il commercio di oro o di altri metalli preziosi e le transazioni in rial, la valuta iraniana. Tuttavia, il settore più importante è stato quello riguardante le importazioni iraniane di alluminio, acciaio, grafite e carbone, dal momento che le misure miravano a colpire l’industria automobilistica e il settore del siderurgico, limitando l’accesso alle materie prime a alle parti essenziali. La seconda tranche è invece arrivata lunedì 5 novembre, e riguarda le importazioni di petrolio.

Gli altri firmatari del PACG continuano ad attenersi al patto, prendendo le distanze dalla decisione di Washington, affermando che “il PACG sta funzionando e raggiungendo il suo obiettivo, vale a dire assicurare che il programma nucleare iraniano rimanga esclusivamente pacifico, come è stato confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in 11 rapporti consecutivi”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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