Caso Khashoggi: Arabia Saudita vuole pena di morte per 5 sospettati

Pubblicato il 3 gennaio 2019 alle 16:30 in Arabia Saudita Turchia

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L’Arabia Saudita vuole condannare alla pena di morte 5 degli 11 sospettati detenuti per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, in seguito alla prima udienza relativa al caso.

L’udienza iniziale si è tenuta presso il Tribunale Criminale di Riad il 3 gennaio. Oltre agli 11 accusati, sono in corso le indagini su altre 10 persone. I media locale hanno dichiarato che gli avvocati difensori hanno richiesto più tempo per preparare la loro difesa, e tale richiesta è stata accettata dal tribunale. Dato che l’omicidio di Khashoggi era avvenuto a Istanbul, la Turchia aveva richiesto che i sospetti venissero giudicati da un tribunale turco, ma l’Arabia Saudita aveva respinto tale domanda.

Le autorità saudite hanno altresì inviato una serie di lettere al Pubblico Ministero turco, richiedendo “qualsiasi prova connessa al caso”, che ha scosso il regno e intaccato la reputazione del principe ereditario, Mohammed bin Salman. Ankara, da parte sua, ha accusato Riad di non aver condiviso alcuna informazione relativa ai sospettati e di non voler cooperare.

In seguito all’omicidio del giornalista, bin Salman era stato accusato di esserne il mandante. Khashoggi era stato ucciso all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia, e il suo corpo smembrato e consegnato a un “cooperatore locale” che ne aveva fatto perdere le tracce. I resti dell’uomo sono ancora dispersi.

Khashoggi, che scriveva per il Washington Post ed era critico nei confronti del governo dell’Arabia Saudita, aveva resistito alle continue pressioni di Riad perché ritornasse in patria, in quanto da anni viveva negli Stati Uniti. L’uomo era stato ucciso a Istanbul il 2 ottobre, nel consolato saudita, dove era entrato per ritirare alcuni documenti di cui aveva bisogno per sposarsi. Quando la fidanzata del giornalista aveva denunciato la sua scomparsa alle autorità turche, dai controlli effettuati alle telecamere intorno all’edificio del consolato era stato confermato che Khashoggi non aveva mai lasciato l’edificio. L’Arabia Saudita, il 4 ottobre, aveva respinto le accuse di omicidio e il consolato saudita aveva invitato i giornalisti di Reuters al proprio interno, per dimostrare la propria innocenza. Solo 17 giorni dopo la morte di Khashoggi, Riad aveva ammesso che l’uomo era stato ucciso all’interno del consolato e che i 18 membri della squadra saudita, arrivati in Turchia a inizio ottobre e segnalati da Ankara, erano stati arrestati in Arabia Saudita.

L’omicidio di Khashoggi, uno dei critici delle politiche di Mohammed bin Salman, ha fatto scoppiare una crisi in politica estera. La Casa Bianca ha messo in dubbio la sua fiducia nell’amministrazione saudita, imponendo sanzioni contro 17 funzionari del Paese. Tuttavia, secondo il Washington Post, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nonostante abbia visionato le prove contro il principe ereditario, sarebbe rimasto scettico circa il suo coinvolgimento nella vicenda. Trump ha comunicato ad alcuni funzionari senior della Casa Bianca che vuole che Mohammed bin Salman rimanga al potere, perché l’Arabia Saudita aiuta a controllare l’Iran, che è considerato la principale sfida alla sicurezza nel Medio Oriente. Il presidente statunitense ha altresì chiesto alla CIA e ai funzionari del Dipartimento di Stato di localizzare il corpo di Khashoggi, che al momento è ancora disperso. Il 9 novembre, la Turchia aveva sospeso le ricerche del cadavere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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