40 anni di rapporti diplomatici: una nuova normalità per Cina e Usa

Pubblicato il 3 gennaio 2019 alle 8:29 in Asia Cina

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Il 2019 è l’anno in cui si celebra il 40esimo anniversario dall’istituzione dei rapporti diplomatici ufficiali tra Cina e Stati Uniti. Dal 1980 a oggi, il commercio bilaterale e gli investimenti hanno visto una crescita esponenziale, passando da 5 miliardi di dollari dell’inizio a 710 miliardi raggiunti nel 2017. L’interscambio turistico e culturale è cresciuto sempre di più e l’Asia-Pacifico ha vissuto quasi mezzo secolo di pace.

Non tutto, però, è stato rose e fiori negli ultimi 40 anni tra Washington e Pechino. Le tensioni commerciali hanno raggiunto il loro picco massimo negli ultimi mesi e i due fronti su cui Usa e Cina sono in posizioni fortemente contrapposte – il controllo sulle acque del Mar Cinese Meridionale e l’indipendenza dell’isola di Taiwan dal continente – rimangono aperti. Inoltre, la crescita della presenza e dell’influenza della Cina sullo scenario internazionale degli ultimi anni, hanno sollevato nuove preoccupazioni negli Stati Uniti e fatto emergere una nuova competizione tra le due superpotenze, anche in termini di sistemi di valori e norme che dovrebbero essere alla base del nuovo ordine internazionale.

Questo lento deterioramento dei rapporti bilaterali riflette il collasso di due concetti che sono stati alla base dei rapporti bilaterali sino-americani negli ultimi 40 anni. Il primo era che entrambi i Paesi hanno finora minimizzato le dispute di breve periodo sulle questioni fondamentali come il commercio, Taiwan, la tutela dei diritti umani, al fine di mantenere un accordo – almeno di facciata – e portare avanti la cooperazione di lungo periodo. Il secondo concetto vedeva invece gli Stati Uniti impegnati ad aiutare la Cina a sviluppare le proprie norme e istituzioni interne che le avrebbero dovuto permettere di dare un contributo positivo al sistema internazionale.

Negli ultimi 40 anni, dunque, i rapporti bilaterali tra Washington e Pechino sono stati definiti in base all’abilità dei leader di gestire al meglio le frizioni esistenti e difficilmente risolvibili e non tanto dall’abilità di ottenere reali risultati in ambito di cooperazione. Oggi, le cose sono diverse. Gli Stati Uniti, guidati dall’Amministrazione Trump, non sono più disposti a mantenere un’illusione di progresso della collaborazione con la Cina nell’ottica di ottenere risultati futuri. La Cina, dal suo canto, non ha più alcuna intenzione di seguire i consigli degli Usa su come riformare i suoi sistemi interni, tanto meno su come aumentare la sua influenza a livello internazionale.

Per questo, il 40esimo anniversario del 2019 potrebbe divenire l’occasione per il raggiungimento di un nuovo status quo nei rapporti sino-americani basato su nuovi concetti chiave, una sorta di “nuova normalità”, per dirlo con le parole del presidente cinese Xi Jinping. Il primo di questi concetti chiave è sicuramente quello di competizione e conflitto aperto. Perché aperto? La ragione è semplice: sia la Cina che gli Stati Uniti cercheranno il sostegno dei loro partner per sostenere il proprio set di valori e la propria visione del mondo, quindi le frizioni bilaterali diverranno multilaterali. La domanda che resta da porsi è se i due Paesi riusciranno a portare avanti un’ottica di conflitto ideologico e politico senza far sì che questo sfoci in una sorta di nuova guerra fredda o che dia vita a un conflitto militare.

Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti hanno sempre guardato a un maggiore coinvolgimento della Cina negli affari internazionali come a una modalità per cambiarla e a condurla verso una transizione da stato comunista a democrazia. La Cina, inizialmente, era interessata a rassicurare gli Usa e gli altri Paesi occidentali che la sua crescita di potere economico e militare non era sinonimo di una ricerca di dominio militare e che non aveva intenzione di minacciare l’ordine internazionale. Ciononostante, gli interessi di base di Washington e Pechino rimanevano diametralmente opposti ed entrambi offrivano due letture  molto diverse e parallele del mondo.

Dopo 40 anni di gestione attenta di queste visioni alternative e divergenti da parte dei leader americani e cinesi, i presidenti attuali dei due Paesi – Xi Jinping e Donald Trump – hanno portato all’emergere di nuove dinamiche nei rapporti bilaterali che si discostano dall’approccio precedente. Nessuno negli Stati Uniti crede più che sia possibile cambiare la Cina aumentandone il coinvolgimento sulla scena internazionale e Pechino non deve più impegnarsi per farsi accettare dagli altri Paesi.

Il presidente Xi Jinping sta trasformando il panorama politico interno ed estero della Cina. Ha introdotto politiche quasi regressive a livello nazionale, mentre ha portato avanti una politica estera di apertura ed espansione, riducendo ulteriormente i punti di accordo con Washington.

Il presidente Trump e la sua Amministrazione non sono stati da meno, attaccando spesso direttamente la Cina e criticandone le scelte a livello nazionale ed internazionale, nonché dando inizio a quella che è ormai nota come “guerra commerciale” con l’imposizione di salati dazi doganali sulle importazioni.

Le relazioni bilaterali tra Washington e Pechino sono sempre state caratterizzate più dal conflitto che dalla cooperazione. Finora, è stato l’impegno comune dei due Paesi nell’enfatizzare le aree di cooperazione e minimizzare quelle di conflitto a permettere il mantenimento dei rapporti e a evitarne un deterioramento rapido. Gli attuali leader – Trump e Xi Jinping – non sembrano più interessati ad andare in questa direzione, né impegnati ad allentare le tensioni bilaterali, anzi, sembrano voler enfatizzare più il conflitto che la cooperazione. La “nuova normalità” nei rapporti bilaterali in questo 40esimo anniversario, sarà dunque una caratterizzata da confronto e competizione, sebbene sia Pechino che Washington dovranno intraprendere misure pragmatiche per prevenire l’emergere di una vera e propria guerra fredda, che sarebbe distruttiva per entrambi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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