Somalia caccia l’inviato Onu e lo dichiara “persona non grata”

Pubblicato il 2 gennaio 2019 alle 12:29 in Africa Somalia

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Il governo della Somalia ha ordinato all’inviato dell’Onu di lasciare il Paese, accusandolo di aver tentato di ostacolare la sovranazionalità del Paese a causa dei dubbi in merito alle attività delle forze di sicurezza locali, supportate dalle Nazioni Unite.

La notizia è stata annunciata dal Ministero degli Affari Esteri, martedì primo gennaio, il quale ha riferito che il rappresentante speciale dell’Onu in Somalia, Nicholas Haysom, “non è più richiesto e non può lavorare nel Paese”, dichiarandolo ufficialmente “persona non grata”. Il comunicato ufficiale del Ministero spiega che la decisione è stata presa dopo che Haysom ha tenuto una condotta inappropriata nell’ufficio Onu in Somalia.

Il 30 dicembre, l’inviato aveva mandato una lettera al ministro della Sicurezza Interna somalo, esprimendo preoccupazione riguardo al presunto coinvolgimento delle forze di sicurezza locali nell’arresto di Mukhtar Robow, avvenuto il 13 dicembre, insieme alla morte di 15 civili e all’arresto di circa 300 persone nell’ambito di dimostrazione che si sono verificate a metà del mese passato. Robow è un ex membro dell’organizzazione terroristica al-Shabaab, che era destinato a diventare leader regionale nelle elezioni di dicembre che sono poi state bloccate.

Il ministero della Sicurezza Interna ha giustificato l’arresto di Robow riferendo che era sospettato di aver riportato militanti e armi nella città di Baidoa, capitale della regione Sud Ovest della Somalia, dove concorreva per divenire presidente. La sua incarcerazione ha comportato diversi scontri tra le forse a lui fedeli e quelle somale. Per sedare la situazione sono intervenuti anche i soldati etiopi, che fanno parte della missione di peacekeeping dell’Unione Africana in Somalia.

Al momento, la missione dell’Onu nel Paese del Corno d’Africa non ha ancora emesso alcun commento riguardo alla cacciata di Haysom. La decisione del governo di Mogadiscio è stata annunciata poche ore dopo l’attacco di al-Shabaab ad un compound nella capitale, dove l’esplosione di 7 mortai ha ferito 3 persone. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha fortemente condannato l’accaduto, esortando le autorità somale a condurre indagini approfondite per processare i colpevoli.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, che mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, come quello del 2016, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri del terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che, nel 2017, i terroristi somali hanno utilizzato diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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