Mali: scontri etnici nel centro del Paese, decine di morti

Pubblicato il 2 gennaio 2019 alle 10:38 in Africa Mali

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Uomini armati hanno ucciso decine di pastori nel Mali centrale, area particolarmente caratterizzata dalle violenze etniche. Il governo di Bamako, in un comunicato, ha riferito che gli assalitori, i quali indossavano gli abiti tradizionali dei cacciatori Donzo, hanno causato la morte di complessivamente 37 civili nel villaggio di Koulogon, martedì 1 gennaio, distruggendo altresì diverse abitazioni.

Le offensive tra i pastori nomadi Fulani e i fattori Bambara e Dogon stanno scuotendo il Mali centrale ormai da anni. Secondo le stime dell’Onu, almeno 500 civili sono morti per causa loto nel 2018. Lo scorso 24 giugno, 24 membri della comunità Fulani sono morti in un attacco perpetrato dai fattori Dogon, riportano le indagini delle Nazioni Unite.

Tale violenza contribuisce a peggiorare una situazione di scarsa sicurezza, in un’area desertica che è in presa agli attacchi dei gruppi armati, i quali colpiscono non solo il Mali, ma anche i Paesi vicini dell’Africa occidentale e centrale. L’identità degli assalitori della settimana scorsa non è nota, anche se l’area è soggetta a scontri inter-etnici tra i Tuareg e i Fulani. Secondo le Nazioni Unite, gli scontri hanno generato un’emergenza umanitaria che, tra il giugno e l’ottobre 2018, ha lasciato circa 4,3 milioni di persone senza cibo.

Dal 2012, il Mali è scosso da una guerra che è scaturita da un colpo di Stato, avvenuto il 21 marzo di quell’anno, e dalle offensive portate avanti dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, a prevalenza tuareg, e dagli islamisti, a partire dal dicembre 2012. L’obiettivo del movimento è quello di rendere la regione di Azawad, situata nel nord del Paese, indipendente dal governo di Bamako. Nonostante l’intervento francese nel gennaio 2013, volto a ristabilire la sovranità delle autorità maliane sui territori settentrionali, le trattative di pace sono fallite diverse volte così che, ancora oggi, il conflitto viene considerato in corso.

Le offensive inter-etniche, tuttavia, non sono l’unica minaccia alla sicurezza del Mali, il quale pullula di gruppi jihadisti, soprattutto al-Qaeda, attiva nel Paese dal 2006. Negli anni, soprattutto dal 2015, gli attacchi si sono diffusi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio.

Come riporta il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le regioni settentrionali del Mali, in gran parte non governate, insieme al centro del Paese e alle regioni di confine con il Burkina Faso e il Niger, sono teatro di attività terroristiche. La lenta attuazione dell’accordo di pace raggiunto nel giugno 2015 tra il governo maliano e due coalizioni di gruppi armati sta ostacolando il ripristino dei servizi pubblici e della sicurezza. Nel corso dell’anno passato, le autorità di Bamako hanno continuato a fare molto affidamento sulla MINUSMA e sulle forze francesi, per contribuire a stabilizzare e proteggere le regioni settentrionali. I gruppi terroristici hanno intensificato i loro attacchi nei confronti di tutti i firmatari dell’accordo, compresi ex gruppi ribelli con i quali si erano alleati per un certo periodo di tempo.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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