Brasile: inizia l’era Bolsonaro

Pubblicato il 2 gennaio 2019 alle 11:23 in America Latina Brasile

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Jair Bolsonaro è diventato ufficialmente a capodanno il trentottesimo presidente della Repubblica del Brasile. Nel suo discorso di insediamento ha rivolto un appello ai deputati, invitandoli a unirsi alla “missione di ricostruire il paese liberandolo dal crimine, dalla corruzione, dalla sottomissione ideologica e dall’irresponsabilità economica”. 

“Il Brasile inizia a liberarsi dal socialismo e dal politicamente corretto” – ha dichiarato il Presidente nel suo primo discorso al paese.

Il occasione dell’insediamento di Bolsonaro è andata in scena la svolta nelle alleanze internazionali del gigante sudamericano, destinata a modificare equilibri in America e nel mondo. Il nuovo presidente del Brasile ha mostrato sin da subito un’ottima intesa con il presidente USA Donald Trump, con cui è atteso un vertice nelle prossime settimane.

Trump, che alla cerimonia d’insediamento era rappresentato dal segretario di Stato Mike Pompeo, ha salutato il nuovo presidente del Brasile con un tweet in cui scrive: “Gli Stati Uniti sono con voi”.  Bolsonaro ha risposto: “Insieme, con la protezione di Dio, porteremo più prosperità e progresso ai nostri popoli”.

Ha creato scalpore, ma non sorpresa, la decisione del neo-presidente di annullare gli inviti che il presidente uscente Michel Temer aveva inviato ai rappresentati di Cuba e Venezuela. “Né il dittatore cubano Miguel Díaz-Canel né il dittatore venezuelano Nicolas Maduro sono stati invitati – ha affermato Bolsonaro –  dopo tutto, si tratta di una celebrazione della democrazia. Lì non ci sono le elezioni, e quando ci sono, sono una frode, per cui non siamo interessati”.

I due paesi formano dunque già ufficialmente “l’asse del male” di Bolsonaro. Con Cuba i problemi sono iniziati presto, ben prima che il leader della destra radicale giurasse ufficialmente. Il governo dell’isola ha condannato le “dichiarazioni minacciose” del futuro presidente di rimpatriare gli oltre 8300 medici cubani che lavoravano nel paese dal 2013, grazie a un accordo stipulato dall’ex presidente Dilma Rousseff, ed ha deciso di non rinnovare l’accordo.

Bolsonaro non solo promette di distruggere tutte le alleanze che il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula e Dilma Rousseff ha stretto con la cosiddetta Sinistra Bolivariana in 13 anni, ma fa un passo in più: “Tutto ciò che possiamo fare nel quadro della legge e  dellademocrazia contro quei paesi, lo faremo” – ha detto recentemente in un’intervista. Uno dei figli del futuro presidente, il deputato Eduardo Bolsonaro, trascorse diversi giorni a Washington con membri dell’amministrazione Trump per studiare misure da attivare congiuntamente contro il governo di Maduro.

All’insediamento di Bolsonaro non erano presenti rappresentanti del PT, il che secondo gli analisti dà la misura della polarizzazione tuttora prevalente nella politica brasiliana. Il partito, a capo dell’opposizione, ha deciso di non partecipare perché, secondo la formazione di sinistra “l’odio anti-PT del presidente eletto è espressione di un progetto che, aggredendo le istituzioni, mira a stabilire uno stato di polizia e distruggere le conquiste storiche del popolo brasiliano”.

Alla cerimonia hanno partecipato due stretti alleati di Bolsonaro, come l’israeliano Benjamin Netanyahu, che conclude oggi una visita ufficiale di cinque giorni in Brasile, e l’ungherese Viktor Orbán, nonché diversi leader della regione, come il Presidente del Cile Sebastián Piñera, quello del Perù Martín Vizcarra, il presidente del Paraguay Mario Abdo Benítez e il presidente boliviano Evo Morales. Presente anche il presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal portoghese e dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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