Immigrazione: i fatti più importanti del dicembre 2018

Pubblicato il 1 gennaio 2019 alle 7:03 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione(IOM), nei primi 19 giorni di dicembre, sono sbarcati in Europa 4.898 migranti, di cui la maggior parte è arrivata in Spagna, seguita da Grecia, Italia, Cipro e Malta. Dall’inizio del 2018 al 19 dicembre, invece, sono arrivati in Europa via mare 113.145 stranieri, di cui 56.480 in Spagna, 31.310 in Grecia, 23.126 in Italia, 1.194 a Malta e 1.035 a Cipro. Si tratta di una diminuzione abbastanza significativa rispetto ai 168.158 migranti sbarcati in Europa nello stesso periodo del 2017. Per quanto riguarda il numero delle morti in mare, dall’inizio dell’anno al 19 dicembre ammontano a 2.242, contro le 3.136 dell’anno precedente.

Il mese di dicembre 2018 si è aperto con la dichiarazione del ministro dell’Interno e vice premier, Matteo Salvini, in merito al fatto che, se non verranno introdotte nuove regole, l’Italia dirà stop all’Operazione Sophia.“La missione europea nel Mediterraneo scadrà il 31 dicembre prossimo, e noi manteniamo ferma l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in porti italiani”, ha chiarito il capo del Viminale, aggiungendo che, ad ora, non ci sono stati progressi significativi nei negoziati, nonostante le richieste presentate dall’Italia per cambiare le regole della missione. “Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione”, ha specificato Salvini. Tali dichiarazioni sono state rilasciare nel corso dell’audizione al comitato Schengen del 5 dicembre.

Ricordiamo che l’Operazione Sophia è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’UE, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Vi partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Danimarca e Slovacchia. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali della missione sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Fino allo scorso agosto, sono stati addestrati complessivamente 237 Guardiacoste e militari della Marina Libica, mentre sono state neutralizzate 551 imbarcazioni e 151 presunti trafficanti di esseri umani, che sono stati consegnati alle autorità italiane. Inoltre, sono stati effettuati 2.199 accertamenti sul rispetto dell’embargo delle armi.

Il 7 dicembre, Il gruppo umanitario tedesco Mission Lifeline ha esortato l’avvio di un’indagine internazionale sulla morte dei 15 migranti al largo della Libia, dopo 12 giorni in mare senza cibo e acqua. Il fondatore del gruppo, Claus-Peter Reisch, su Twitter, ha accusato le agenzie europee Frontex e l’Operazione Sophia, le quali sono attive nel Mediterraneo per compere attività di soccorso, di “crimini contro l’umanità”, chiedendo l’avvio di un’indagine.Come ha spiegato un portavoce di Lifeline, Axel Steier, entrambe le agenzie europee dispongono di sofisticati apparecchi satellitari, navi veloci e piani di ricognizione in tutta la porzione del Mediterraneo tra l’Italia e la Libia. Alla luce di ciò, avrebbero dovuto intercettare e soccorrere i migranti in questione, senza lasciarli oltre 10 giorni in mare a morire di fame.All’inizio di dicembre, un gruppo di 25 stranieri era salpato da Sabrata, a 70 km circa da Tripoli, nel tentativo di raggiungere le coste italiane. I 10 superstiti che sono stati rinvenuti nei giorni passati hanno riferito alle autorità libiche ed ai soccorritori di ave ritrascorso 12 giorni in mare senza mangiare o bere. Le 15 vittime sono morte di stenti, mentre i sopravvissuti sono stati trovati deboli e disidratati dalle squadre mediche che li hanno visitati. L’accaduto è stato condannato da diversi altri gruppi umanitari, i quali sono sempre più preoccupati per la vita dei migranti che si imbarcano alla volta dell’Europa, dal momento che molti Paesi europei stanno portando avanti politiche migratorie rigide. 

Sempre il 7 dicembre, Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF) hanno annunciato la fine delle attività della nave Aquarius per le operazioni di soccorso in mare. Nel comunicato ufficiale delle ong si legge che, “negli ultimi due mesi, con persone disperate che continuano a fuggire in mare lungo la rotta migratoria più letale al mondo, la nave Aquarius è rimasta bloccata in porto, impossibilitata a portare avanti la propria azione umanitaria salvavita”. Ad avviso delle ong, l’accaduto è il risultato della prolungata campagna avviata dal governo italiano, e supportata dagli altri governi europei, volta a “delegittimare, diffamare e ostacolare” le organizzazioni umanitarie coinvolte nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare. Sos mediterranee e MSF ritengono altresì che tale approccio italiano e dell’UE sta minando il diritto internazionale ed i principi umanitari. “In mancanza di una soluzione immediata, non abbiamo altra scelta che porre fine alle operazioni della nave Aquarius”, continua il comunicato.

Il 20 novembre, la nave Aquarius era stata sequestrata con l’accusa di avere a bordo rifiuti pericolosi, a rischio infettivo, e di aver effettuato lo scarico indifferenziato dei sanitari nei porti italiani. L’indagine era stata condotta dalla Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla Procura di Catania, che avevano accertato smaltimenti illeciti in 44 occasioni per un totale di 24 kg di rifiuti.

Il 10 dicembre, i leader di oltre 150 Paesi hanno firmato il Global Compact sull’immigrazione, un patto globale non vincolante per stabilire una roadmap per “prevenire le sofferenze ed il caos” a cui vanno incontro i migranti di tutti il mondo. Alcuni Stati che in precedenza avevano appoggiato il patto, come gli Stati Uniti, si sono ritirati, decidendo di non firmarlo.  La notizia è stata annunciata dal ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, a margine della conferenza dell’Onu a Marrakesh. La decisione di finalizzare l’accordo era stata presa nel corso del mese di luglio dai 193 membri delle Nazioni Unite. Da allora, il patto è stato accusato da molti politici europei, soprattutto quelli di estrema destra, i quali sostengono che potrebbe contribuire all’aumento dell’immigrazione dall’Africa. Tra i Paesi che non hanno firmato l’accordo figurano Italia, Repubblica Ceca, Svizzera e l’Austria. 

Il 17 dicembre, l’Unione Europea ha concordato l’estensione dell’Operazione Sophiaal largo delle coste libiche per altri 3 mesi.La decisione è stata presa per permettere la continuazione delle negoziazioni tra i Paesi europei in materia di immigrazione. L’estensione a 3 mesi permetterà altresì all’Italia di continuare ad esercitare pressione affinché vengano accettate le sue richieste relative alla rotazione dei porti di sbarco. Roma ha acconsentito al prolungamento della missione in seguito a una riunione tra il premier Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, il capo della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, il comandante della missione, Enrico Credendino, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e il segretario generale del Ministero della Difesa, Elisabetta Belloni. Il mandato dell’operazione Sophia sarebbe finito il 31 dicembre.

Il 18 dicembre, l’Unione Europea donerà al Marocco 148 milioni di euro per assisterlo nella gestione dei flussi migratori.La decisione, presa a pochi giorni dalla firma del Global Compact sull’immigrazione a Marrakesh, è stata volta a fornire assistenza finanziaria al Paese nordafricano da parte dell’UE, al fine di contrastare l’immigrazione irregolare alla luce della crescente pressione migratoria lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, tra il Marocco e la Spagna.Secondo quanto riportato da Frontex, tale porzione di mare è la più attiva, ormai dai mesi estivi, ed ha registrato oltre la metà dei tentativi di entrate irregolari in Europa. Nello specifico, a novembre, il numero di migranti senza documenti che ha attraversato la rotta del Mediterraneo occidentale è aumentato del 29% rispetto al novembre 2017, registrando una cifra pari a 4.900. Nei primi 11 mesi del 2018, quasi 53.000 migranti hanno raggiunto la spagna attraversando il Mediterraneo occidentale, numero pari a più del doppio delle stime dell’anno passato. Le principali nazionalità, in tale caso, sono state marocchina, guineana e maliana.Secondo gli europarlamentari, i nuovi aiuti contribuiranno a migliorare le condizioni di vita dei migranti più vulnerabili, creando programmi per rafforzare le società civili relative agli stranieri e per creare nuovi posti di lavoro.

Il 20 dicembre, la missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) ha pubblicato un report di 61 pagine in cui riferisce che imigranti ed i rifugiati che si trovano in Libia sono soggetti a “orrori inimmaginabili” dal momento in cui arrivano nel Paese, fino a quando non lo lasciano nel tentativo di raggiungere l’Europa a bordo di un’imbarcazione dei trafficanti di esseri umani.Il documento, intitolato “Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya”, fa luce sulle condizioni in cui versano i migranti ed i rifugiati nel Paese nordafricano. Il documento copre un periodo di 20 mesi fino all’agosto 2018 e rivela nei dettagli le terribili violazioni e abusi a cui sono soggetti gli stranieri per mano di ufficiali di Stato, gruppi armati, contrabbandieri e trafficanti. Tali abusi includono assassinii, torture, detenzione arbitraria, stupri di gruppo, lavoro forzato ed estorsione.Basato su 1.300 resoconti raccolti dallo staff dell’Onu stesso in Libia, e da migranti nigeriani che dalle coste libiche sono arrivati in Italia o sono tornati in patria, il rapporto traccia l’intero viaggio dei migranti e dei rifugiati dal confine meridionale della Libia, attraverso il deserto fino alla costa settentrionale. Per tutta la sua durata, il giro compiuto è caratterizzato da un alto rischio di abusi dei diritti umani.

Le condizioni di instabilità e insicurezza in cui versa la Libia, dove esistono ancora due governi rivali che non riescono a controllar l’intero territorio nazionale, riferisce il documento, costituiscono un terreno fertile per le attività illecite come il traffico di esseri umani ed il contrabbando, lasciando altresì rifugiati e migranti “in balia di innumerevoli predatori che li considerano soltanto come merci da sfruttare. Per di più, la maggior parte delle donne e delle ragazze intervistate ha riferito di essere stata stuprata da bande intere di trafficanti.

Infine, il 28 dicembre, i 311 migranti a bordo della nave Open Arms, della ong spagnola Proactiva Open Arms, sono sbarcati nel porto di Algesiras. Complessivamente, secondo quanto riportato da Ansamed, a bordo c’erano 139 minori. Fonti della Croce Rossa hanno invece confermato che la maggior parte degli stranieri è originaria di Costa D’Avorio, Mali, Somalia, Sudan e Siria.I migranti in questione erano stati soccorsi il 21 dicembre al largo della Libia. Alla richiesta della Organizzazione Non Governativa spagnola di far sbarcare i migranti, Libia, Francia e Tunisia non hanno risposto, mentre il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, ha dichiarato che i rifugiati non erano i benvenuti. Tuttavia, un elicottero della Guardia Costiera di Malta ha prelevato una donna e il suo bambino, nato 3 giorni prima su una spiaggia della Libia.Il 22 dicembre, il governo spagnolo ha reso noto che avrebbe acconsentito allo sbarco, che è avvenuto al molo di Crinavias, presso la località di San Roque, nella baia di Algesiras, dove lo scorso agosto è stato allestito un centro di soccorso temporaneo per i migranti.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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