Hong Kong: protesta annuale contro l’ingerenza di Pechino

Pubblicato il 1 gennaio 2019 alle 16:54 in Cina Hong Kong

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Migliaia di manifestanti hanno marciato per le strade di Hong Kong, martedì 1 gennaio, richiedendo la piena democrazia della regione, il rispetto dei diritti umani fondamentali e l’indipendenza dalla Cina, poiché molti considerano che Pechino stia attuando una marcata repressione alle libertà locali.

La marcia di Capodanno includeva la richiesta di far ripartire le riforme democratica in stallo e di lottale contro la repressione politica della Cina. Gli organizzatori hanno dichiarato che circa 5.500 persone hanno preso parte alla manifestazione, mentre la polizia locale ha dichiarato che, al picco massimo della protesta, nelle strade erano presenti 3.200 persone. Il governo della regione aveva avvisato in precedenza tutti coloro che volevano prendere parte alla marcia di non portare con se’ cartelloni e slogan inneggianti l’indipendenza di Hong Kong. Tuttavia, i manifestanti non hanno rispettato quest’ordine e hanno esposto cartelli a favore dell’indipendenza della regione, del Tibet e di Taiwan, per dimostrare il loro sostegno al sentimento separatista. Diversi attivisti, inoltre, hanno riportato di aver subito minacce e intimidazioni prima dell’inizio della protesta.

Secondo il South China Morning Post, i sostenitori del governo di Pechino hanno organizzato una contro-protesta, di più piccola portata. I partecipanti si sono scontrati con i manifestanti “rivali”, ma la situazione è stata tenuta sotto controllo. In risposta alla manifestazione annuale, il governo di Hong Kong ha rilasciato una dichiarazione dove afferma di rispettare il diritto di protesta del popolo, ma che di respingere il criticismo, giurando altresì di sostenere lo stato di diritto nel Paese.

La provincia di Hong Kong è una ex colonia britannica, diventata una regione a statuto speciale della Cina l’1 luglio 1997. Il passaggio della sovranità è avvenuto seguendo il principio “un Paese, due sistemi”, che garantisce all’isola, per almeno 50 anni, le libertà di cui godeva durante il periodo in cui era controllata dal Regno Unito. Il governo della Cina aveva iniziato ad aumentare la sua ingerenza sulle questioni interne di Hong Kong, preoccupato per le tendenze fortemente democratiche diffuse soprattutto tra i giovani. Il rifiuto, da parte di Pechino, di garantire la piena democrazia a Hong Kong aveva fatto scoppiare una serie di proteste nel 2014 e aveva aumentato il risentimento dei cittadini verso quello che viene da loro considerato uno sconfinamento, da parte della Cina, nel loro territorio. I leader delle proteste del 2014 erano tutti studenti poco meno che ventenni. Le condanne per le loro attività, che continuano ad aumentare, vengono considerate come il tentativo di Pechino di scoraggiare la libertà di espressione e di manifestazione soprattutto nei confronti dei giovani.

Nell’ultimo anno, alcuni Paesi quali Stati Uniti e Regno Unito hanno espresso la loro preoccupazione circa il numero di incidenti che ritengono abbiano messo in pericolo le libertà e l’autonomia di Hong Kong sotto il regime cinese. Tra le misure adottate da Pechino, figurano l’incarcerazione di alcuni attivisti, un divieto sul partito politico pro-indipendenza, l’espulsione de facto di un giornalista occidentale, Victor Mallet, e il divieto di partecipare alle elezioni locali per un attivista democratico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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