Sudan: presidente ordina alla polizia di limitare l’uso della forza

Pubblicato il 31 dicembre 2018 alle 11:25 in Africa Sudan

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Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha ordinato alla polizia di limitare l’uso della forza contro i manifestanti anti-governo, alla luce della richiesta dell’Onu di fornire le prove sulla morte delle vittime nel corso delle proteste dei giorni passati.

L’ordine è stato impartito nel corso di un incontro, avvenuto domenica 30 dicembre, durante il quale al-Bashir ha riferito agli agenti di essere meno aggressivi. “Vogliamo mantenere la sicurezza e vogliamo che la polizia lo faccia facendo meno uso della forza”, ha affermato il presidente. Sono almeno 19 le persone che hanno perso la vita durante le manifestazioni che sono dilagate in tutto il Paese a partire dal 19 dicembre. Secondo le stime di gruppi umanitari come Amnesty International, in realtà, le vittime ammonterebbero a 37.

Le proteste mirano a ridurre i prezzi del cibo e del carburante, che sono aumentati a dismisura. Il Sudan sta vivendo un’acuta crisi dei cambi e di inflazione crescente, nonostante la sospensione delle sanzioni economiche effettuata dagli Stati Uniti nell’ottobre 2017. Ad oggi, l’inflazione si aggira intorno al 70% e il pound sudanese ha perso molto valore, comportando carenza di pane e di carburante nella maggior parte delle città. “Ammetto che abbiamo problemi economici, ma non possono essere risolti con la distruzione, i saccheggi e i furti”, ha affermato al-Bashir riferendosi ai numerosi edifici ed uffici governativi che sono stati danneggiati e dati alle fiamme dai manifestanti.

Nonostante le proteste, inizialmente, sembrassero legate soltanto ai problemi economici, ad avviso di molti analisti, le loro cause sono molto più profonde. Mohamed Osman, un analista sudanese indipendente, ha spiegato che le proteste per il pane sottolineano che il malcontento popolare è in merito alle politiche di al-Bashir in generale.

 Dal 30 giugno 1989, il Sudan è guidato dal presidente Bashir, che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel Sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 300.000 persone sono morte a causa della guerra e circa 2.5 milioni sono gli sfollati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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