Kim Jong-un invia messaggio conciliatorio a Trump

Pubblicato il 31 dicembre 2018 alle 8:41 in Corea del Nord USA e Canada

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Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha inviato una lettera al presidente americano, Donald Trump, con un messaggio conciliatorio, per cercare di superare lo stallo nelle negoziazioni sul nucleare. Secondo quanto riportato da Reuters, la lettera sarebbe stata inviata venerdì 28 dicembre attraverso un canale non specificato dalle autorità. Non sono ancora stati resi noti i dettagli contenuti nel messaggio, ma fonti diplomatiche hanno riferito che riguardano i colloqui tra Washington e Pyongyang.

Contemporaneamente, la Corea del Nord ha inviato una lettera anche al presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, al quale ha comunicato che, nel 2019, intende organizzare più vertici tra i due Paesi per rinsaldare i legami bilaterali e cooperare sulla denuclearizzazione. Nella giornata di domenica 30 dicembre, dall’ufficio governativo di Seoul, un portavoce presidenziale, Kim Eui-kyeom, ha annunciato che il leader di Pyongyang aveva riferito di voler incontrare con maggiore frequenza la controparte sudcoreana, nel corso dell’anno nuovo, per portare avanti un dialogo bilaterale sulla pace, la prosperità, e la cooperazione per risolvere la questione della denuclearizzazione della penisola coreana.

Né il Dipartimento di Stato americano né l’ambasciata americana a Seoul, al momento, hanno commentato la lettera inviata da Kim a Trump. Il portavoce di Moon, nel frattempo, ha riferito che tra gli USA e la Corea del Nord persiste un dialogo attraverso cui intrattengono un’attiva comunicazione.

In seguito allo storico incontro tra Trump e Kim,  avvenuto il 12 giugno a Singapore, durante il quale i due capi di Stato avevano concordato di effettuare la denuclearizzazione della penisola coreana in cambio della sospensione delle sanzioni, le negoziazioni diplomatiche sono entrate in una fase di stallo per mancanza di accordi sulle modalità con cui procedere all’eliminazione del nucleare dalla Corea del Nord. Il 24 agosto, Trump ha cancellato improvvisamente la visita del segretario di Stato, Mike Pompeo, in Corea del Nord, dichiarando che gli sforzi volti alla denuclearizzazione di Pyongyang si erano arrestati. Da parte loro, i media di Stato nordcoreani avevano reagito accusando gli Stati Uniti di fare “il doppio gioco” e “ordire un complotto criminale” contro Pyongyang.

Successivamente, il 7 ottobre, il segretario di Stato, Mike Pompeo,  ha incontrato Kim Jong-un nella capitale nordcoreana, dove hanno consacrato che gli ispettori internazionali visiteranno una struttura della Corea del Nord deputata al collaudo dei missili, nonché il sito di collaudo nucleare Punggye-ri, una struttura situata all’interno di una montagna, in prossimità con il confine cinese, che Pyongyang sostiene di aver distrutto. In particolare, il Paese asiatico afferma che lo smantellamento di tale struttura sia iniziato a maggio, ma non ha mai consentito agli osservatori internazionali di esaminare il sito per verificare tale operazione. Tuttavia, l’ispezione da parte degli osservatori internazionali, ha spiegato il Segretario di Stato statunitense, potrà essere svolta solo dopo che le due parti raggiungeranno un accordo sulla logistica.

Il 10 novembre, tuttavia, la Corea del Nord ha annullato un altro incontro con Pompeo, a New York, annunciando che la ripresa di alcune esercitazioni militari su piccola scala da parte della Corea del Sud e degli Stati Uniti violavano l’intesa volta a ridurre le tensioni sulla penisola coreana. Il 2 novembre, peraltro, il ministero degli Esteri nordcoreano aveva rilasciato una dichiarazione nella quale informava la comunità internazionale e, principalmente, gli Stati Uniti, che la Corea del Nord avrebbe considereto seriamente di tornare a sviluppare le armi nucleari se Washington non avesse messo fine alle severe sanzioni economiche contro il regime.

Da parte sua, Washington continua a sostenere che manterrà le sanzioni fino a quando non avrà dimostrazione dell’impegno nordcoreano a smantellare i siti missilistici e nucleari e a denuclearizzare l’intera penisola coreana. Nei giorni passati, un report del Center for Strategic and International Studies, un think tank statunitense con sede a Washington, ha riferito di aver identificato almeno 13 basi missilistiche non dichiarate da Pyongyang attualmente operative. Ad avviso degli esperti del centro di ricerca, tuttavia, i siti sarebbero almeno 20 e, secondo quanto riferito dal ricercatore Joseph Bermudez, in alcuni di essi sono stati osservati interventi di manutenzione e altri miglioramenti minori.

Nel 2017, la Corea del Nord ha eseguito una serie di test missilistici nucleari che hanno fatto crescere la preoccupazione a livello internazionale. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang aveva lanciato i suoi primi due missili balistici intercontinentali, il 3 settembre, aveva sperimentato una bomba all’idrogeno e, il 29 novembre, aveva dichiarato di aver miniaturizzato i suoi dispositivi militari, per renderli idonei a lanciare un missile nucleare contro gli Stati Uniti. Per tentare di fermare tale sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano più volte imposto una serie di sanzioni sempre più restrittive su Pyongyang, limitandone le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, fra i quali quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità del Paese a sedersi al tavolo delle trattative. Kim Jong-un, nel suo discorso di fine anno del 2017, aveva comunicato il suo desiderio di vedere gli atleti nordcoreani prendere parte alle Olimpiadi Invernali di febbraio 2018 in Corea del Sud, dando il via, in questo modo, all’apertura del dialogo con Seoul e, più tardi, con gli Stati Uniti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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