Afghanistan: posticipate elezioni presidenziali per lasciare spazio ai colloqui di pace

Pubblicato il 31 dicembre 2018 alle 13:21 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le elezioni presidenziali dell’Afghanistan sono state rinviate al 20 luglio 2019, mossa che è stata definita una prova per testare la futura stabilità del Paese e la sicurezza in seguito ai colloqui di pace in corso tra gli Stati Uniti ed i Talebani.

La Commissione Elettorale Indipendente (IEC), domenica 30 dicembre, ha annunciato che le elezioni presidenziali, provinciali e distrettuali, già posticipate nella provincia di Ghazni, saranno rimandate al 20 luglio, al fine di lasciare un maggiore spazio ai negoziati di pace. Il capo dell’IEC, Abdul Badi Sayyad, ha riferito ai giornalisti che, inizialmente, le votazioni per eleggere il nuovo presidente erano state fissate per il prossimo 20 aprile.

Un portavoce del presidente Ashraf Ghani, Haroon Chakhansuri, il quale mira ad essere eletto nuovamente, ha accolto positivamente la nuova data stabilita. “Il governo afghano rispetta la decisione dello IEC ed è pronto a cooperare con la commissione per organizzare le elezioni il prossimo luglio”, ha affermato Chakhansuri. La decisione di posticipare le votazioni è stata presa in seguito a colloqui tra i leader politici afghani ed i capi della sicurezza.

Nonostante il governo di Kabul abbia provato ripetutamente a stabilire colloqui diretti con i talebani, questi si stanno rifiutando di cooperare. Proprio il 30 dicembre, i militanti afghani hanno respinto l’offerta, di scendere a patti con il governo afghano, in occasione delle trattative previste a gennaio in Arabia Saudita, a Gedda, dove i talebani riprenderanno il dialogo con gli ufficiali statunitensi nel tentativo di raggiungere la pace.

Il 16 e 17 dicembre, i talebani avevano partecipato a una riunione con i funzionari degli Stati Uniti negli Emirati Arabi. L’incontro si era svolto nel quadro dei colloqui di pace iniziati nel 2018 per portare a termine il conflitto in Afghanistan, che persiste ormai da diciassette anni. Un portavoce dei ribelli, Zabihullah Mujahid, via Twitter, aveva confermato la presenza di rappresentanti sauditi, pakistani ed emiri. Anche in quel caso, il gruppo militante aveva respinto un dialogo diretto con Kabul, ritenuto un governo “fantoccio” delle potenze occidentali.

Nel frattempo, alcuni rappresentanti dei talebani sono giunti a Teheran, in Iran, domenica 30 dicembre, per dare inizio ai negoziati con il Paese, al fine di stabilire i parametri per futuri colloqui con il governo di Kabul.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.