Bangladesh: elezioni all’insegna delle violenze, almeno 10 morti

Pubblicato il 30 dicembre 2018 alle 15:17 in Asia Bangladesh

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Almeno 10 persone sono morte in diversi scontri letali sopraggiunti in concomitanza con la chiusura delle urne, durante le elezioni generali in Bangladesh.

Milioni di cittadini bengalesi hanno votato, nella giornata di domenica 30 dicembre, per eleggere un nuovo Parlamento, mentre scontri tra sostenitori del partito politico dominante, l’Awami League (AL), e partiti all’opposizione hanno preso una svolta violenta causando la morte di almeno 10 persone. I seggi hanno chiuso alle 16.00 ora locale (10:00 GMT), ed è iniziato poco dopo lo spoglio dei voti.

La premier bengalese, Sheikh Hasina, alla ricerca del potenziale terzo mandato consecutivo, ha votato nella prima mattinata presso un seggio della capitale, Dhaka, affermando: “Crediamo nella democrazia e accetteremo il volere del popolo”.

Oltre 104 milioni di cittadini si erano registrati per votare nelle elezioni di domenica, nelle quali verranno scelti 299 rappresentanti al Parlamento nazionale, noto con il nome di Jatiya Sangsad.  A rivaleggiare per i seggi sono un totale di 1.841 candidati provenienti sia dalla Grand Alliance, coalizione capeggiata dal partito al potere, sia dalla coalizione all’opposizione, guidata dal Bangladesh Nationalist Party (BNP). Si tratta delle 11esime elezioni generali nella storia del Paese. Sono circa 600mila le unità delle forze dell’ordine e di sicurezza mobilitate in tutta la nazione nella giornata per garantire la regolarità del processo elettorale, che si preannunciava violento già a partire dalle accese campagne elettorali.

Oltre alle vittime degli scontri, il cui bilancio potrebbe aumentare, nella giornata si sono registrati ulteriori disordini, sebbene l’accesso a internet sia stato completamente oscurato fino alla mezzanotte del giorno dopo per impedire fuoriuscite, vere o tendenziose, che rischiassero di mettere in moto scontri e rappresaglie. Nonostante i morti, Abdul Malik, segretario presso il Ministero dell’Informazione, ha dichiarato che le elezioni si sono svolte “pacificamente e con successo”.

Le irregolarità segnalate, volte al favoreggiamento del partito dominante, sono state numerose. Nella capitale, nella prima circoscrizione di Dhaka, la candidata indipendente Salma Islam ha annunciato il suo ritiro dalla corsa elettorale, affermando che i suoi rappresentanti di lista sono stati obbligati a lasciare i seggi. Il Bangladesh Nationalist Party (BNP), dal canto suo, ha lamentato ostruzionismo subito dai suoi funzionari in circa 221 circoscrizioni. Golam Mawla Rony, un candidato del BNP, ha reso noto di essere stato confinato dentro la sua abitazione dai membri del partito al potere. In un’altra circoscrizione, il voto è stato sospeso in seguito alla morte di un candidato.

Un gruppo di 16 osservatori internazionali, provenienti da diverse organizzazioni umanitarie, ha criticato l’operato del governo, nella giornata di sabato 29 dicembre, affermando che il partito al potere ha messo in atto una vera e propria repressione della società civile, dell’opposizione e dei media.

A ogni modo, Afsan Chowdhury, analista politico e giornalista locale, ha commentato che il Paese non aveva mai visto, prima di oggi, un’elezione così “sgombra di conflitti”. Chowdhury ha altresì spiegato che si tratta della prima elezione tenutasi sotto un governo civile negli ultimi 18 anni, in quanto le elezioni del 2008 si erano svolte sotto leggi marziali e quelle del 2014 erano state boicottate dall’opposizione.

Dal 10 dicembre al 30, almeno 5 persone sono state uccise, e altre 2.682 ferite, negli scontri e nelle violenze legati al clima elettorale. A confermarlo sono stati la Commissione per i Diritti Umani in Asia e l’Asian Network for Free Elections (ANFREL).

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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