Afghanistan: talebani declinano trattative di pace da Kabul

Pubblicato il 30 dicembre 2018 alle 12:46 in Afghanistan USA e Canada

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I talebani hanno respinto l’offerta, proposta da Kabul, di scendere a patti con il governo afghano, in occasione delle trattative previste a gennaio in Arabia Saudita, dove i militanti del gruppo riprenderanno il dialogo con gli ufficiali statunitensi nel tentativo di raggiungere la pace.

La notizia è stata divulgata, domenica 30 dicembre, dal portavoce del gruppo talebano, Zabihullah Mujahid, il quale ha affermato: “Incontreremo gli ufficiali americani il prossimo gennaio in Arabia Saudita e avvieremo le nostre trattative interrottesi ad Abu Dhabi. Tuttavia, abbiamo messo in chiaro con tutte le parti in causa che non intratterremo alcun dialogo con il governo afghano”.

Finora, i talebani si sono rifiutati di tenere colloqui diretti con il governo afgano, appoggiato dai Paesi occidentali, definendolo un fantoccio degli Stati Uniti e acconsentendo solamente alla negoziazione con i funzionari statunitensi. In data lunedì 16 e 17 dicembre, i talebani avevano partecipato a una riunione con i funzionari degli Stati Uniti negli Emirati Arabi. L’incontro si era svolto nel quadro dei colloqui di pace iniziati nel 2018 per portare a termine il conflitto in Afghanistan, che persiste ormai da diciassette anni. Zabihullah Mujahid, via Twitter, aveva confermato la presenza di rappresentanti sauditi, pakistani ed emiri. Anche in quel caso, il gruppo militante aveva respinto un dialogo diretto con Kabul.

Zalmay Khalilzad, nominato da Washington come inviato speciale nella regione asiatica per coadiuvare gli sforzi di pace, ha dichiarato che vorrebbe vedere l’accordo tra governo e talebani raggiunto prima delle elezioni presidenziali in Afghanistan, in programma per aprile 2019. A ogni modo, i talebani hanno più volte espresso la volontà di raggiungere un primo accordo esclusivamente con gli USA, per pensare alle trattative con il governo afghano solo in un secondo momento. Washington, dal canto suo, continua a insistere affinché gli accordi vengano condotti direttamente tra le due parti in causa. Anche il governo di Kabul è di questo avviso, e lo hanno dimostrato diversi tentativi di negoziazione, come l’ultimo, anch’esso inascoltato dal gruppo militante. “Le trattative dovrebbero essere dirette e disputate solamente dagli afghani”, ha commentato un consigliere del gabinetto presidenziale di Kabul, aggiungendo: “È importante che i talebani riconoscano questo fatto”.

Dalla sua nomina a settembre, Zalmay Khalilzad ha cercato di avviare i colloqui di pace e ha fatto diversi tour della regione. All’inizio del mese di dicembre, egli ha altresì partecipato a una serie di riunioni in Pakistan, a Islamabad. Al termine degli incontri, il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha reso noto che l’inviato americano ha esortato Washington a collaborare per portare i talebani al tavolo negoziale, sentenziando che la soluzione militare non è la risposta.

Il 19 dicembre, il presidente americano e capo della Casa Bianca, Donald Trump, aveva respinto i suggerimenti dei suoi consiglieri più importanti decidendo di ritirare tutte le truppe americane dalla Siria, scelta che aveva contribuito alle dimissioni del segretario della Difesa, Jim Mattis, annunciate il 20 dicembre. A seguito di tale manovra, si era diffuso il timore, tra i ranghi degli ufficiali statunitensi, circa la possibilità di un analogo ritiro di truppe anche dall’Afghanistan.

A questo proposito, venerdì 21 dicembre, un funzionario americano aveva svelato ai media che gli Stati Uniti avrebbero effettivamente in programma di ritirare più di 6.000 delle 14.000 truppe stanziate in Afghanistan. La fonte, parlando in condizione di anonimato, aveva dichiarato che la decisione è stata presa e che sono stati dati ordini verbali per l’operazione di ritiro. Le linee guida ufficiali sarebbero quindi state discusse, sebbene per portare a compimento il ritiro ci potrebbero volere settimane o addirittura mesi.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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