Erdogan: cacciate le YPG, Turchia cesserà attività in Siria

Pubblicato il 29 dicembre 2018 alle 12:58 in Siria Turchia

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Una volta che le “organizzazioni terroristiche” delle People’s Protection Units (YPG) avranno sgomberato la città siriana di Manbij, la Turchia non avrà più “niente da fare lì”, ha affermato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, poche ore dopo che l’esercito siriano è entrato nella città.

Nella serata di venerdì 28 dicembre, Erdogan ha fatto intendere che, nonostante Ankara abbia minacciato di intervenire militarmente a Manbij per sconfiggere e debellare le milizie curde delle YPG (People’s Protection Units), considerate dal Paese alla stregua di un’organizzazione terroristica, tale operazione non è imminente, in quanto l’integrità del territorio siriano è un obiettivo più urgente. “Nell’attuale situazione, siamo ancora impegnati ad appoggiare l’integrità del territorio siriano. Queste aree appartengono alla Siria. Una volta che le organizzazioni terroristiche avranno lasciato la zona, non avremo più nulla da fare qui”, ha riferito il presidente turco ai media in seguito a un incontro di preghiera tenutosi a Istanbul. Erdogan ha altresì aggiunto che non si tratta “solo” di Manbij, ma che il suo Paese mira a “spazzare via tutte le organizzazioni terroristiche presenti nella regione”, spiegando che l’obiettivo principale è che le YPG “capiscano l’antifona e imparino la giusta lezione”.

Tali affermazioni sono giunte poche ore dopo che l’esercito siriano è entrato a Manbij, città chiave del Nord della Siria, situata a 30km dal confine con la Turchia, per la prima volta in oltre 6 anni. L’ingresso dei soldati siriani a Manbij è avvenuto su richiesta dei curdi che, dopo l’annuncio da parte del presidente americano, Donald Trump, in merito al ritiro delle truppe USA dalla Siria, hanno chiesto appoggio direttamente al regime siriano per contrastare le offensive turche. La Turchia aveva cominciato a rinforzare le sue posizioni su entrambi i propri confini con la Siria già domenica 23 dicembre, subito dopo che Ankara e Washington si erano accordate per coordinare il ritiro degli Stati Uniti dal Paese mediorientale.

Manbij ha rappresentato uno dei maggiori punti di tensione del 2018 tra Ankara e Washington. A giugno, i due alleati NATO avevano raggiunto un accordo che prevedeva la rimozione delle YPG dalla città, ma Ankara si era lamentata del fatto che il piano d’azione era stato ritardato, e aveva minacciato l’intervento delle forze turche nel centro urbano qualora gli Stati Uniti non avessero rimosso velocemente i militanti curdi. Pertanto il 12 dicembre, il presidente turco aveva annunciato il lancio di una nuova operazione militare ad Est dell’Eufrate, nel Nord della Siria, per eliminare definitivamente i “terroristi” curdi che minacciano la Turchia. L’obiettivo primario di Ankara è evitare che i curdi siriano riescano ad esercitare il controllo su un territorio vicino al confine con la Turchia, al fine di impedire che i curdi turchi, per emulazione, possano rivendicare a loro volta una regione indipendente.

Le People’s Protection Units (YPG) sono state uno dei principali alleati statunitensi nella lotta contro lo Stato Islamico, tuttavia Ankara le considera un gruppo terroristico al pari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), proscritto nel Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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