Arabia Saudita effettua rimpasto di governo

Pubblicato il 28 dicembre 2018 alle 14:04 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita ha effettuato un rimpasto di governo, cedendo alla pressione internazionale in relazione al caso Khashoggi. Il 27 dicembre, il sovrano saudita, re Salman, ha nominato Ibrahim Al-Assaf nuovo ministro degli Esteri, sostituendolo a Adel Al-Jubeir, che invece è stato nominato ministro di Stato per gli Affari Esteri.

Precedentemente, Assaf aveva ricoperto la carica di ministro delle Finanze per circa 20 anni, fino al 2016. Nel luglio 2017 ha guidato la delegazione saudita all’incontro del G20 ad Amburgo e, alla fine di quell’anno, è stato detenuto brevemente nell’ambito di indagini anti-corruzione, venendo tuttavia scagionato.

La sua nomina è avventa tramite decreto reale in diretta televisiva, insieme a quella di Abdullah bin Bandar bin Abdul Aziz come ministro della Guardia Nazionale, Mohammed bin Saleh Al-Ghofeily come consigliere della Guardia Nazionale, Khaled Al-Harbi come capo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, al posto di Saud bin Abdul Aziz Hilal. Oltre a loro, Mausead Al Aiban è divenuto consigliere per la sicurezza nazionale dell’Arabia Saudita, il principe Abdul Aziz bin Turki è stato nominato presidente dell’Autorità Sportiva Generale al posto di Turki Al Asheikh, che è divenuto presidente dell’Autorità Generale per l’Intrattenimento. Infine, il principe Sultan bin Salman è stato sollevato dalla carica di Cmmissario saudita per il Turismo, venendo rimpiazzato da Ahmah Al-Khateeb.

Re Salman ha altresì annunciato la formazione di una nuova entità, chiamata la Commissione Generale per le Mostre e le Conferenze, il cui responsabile sarà il Ministero del Commercio e degli Investimenti, guidato dal dottor Majed Al-Qassabi. I nuovi ministri dei Media e dell’Educazione sono rispettivamente Turki Al-Shabana e Hamad Al-Sheikh.

Il 22 dicembre, Riad aveva reso noto di essere intenzionata a creare nuovi organi governativi per aumentare la supervisione delle sue operazioni di intelligence. A tal fine, il Comitato per la ristrutturazione dell’intelligence saudita ha effettuato diverse riunioni per analizzare l’attuale situazione e identificare i gap nella struttura organizzativa, nelle politiche, nelle procedure, nella governance, nel quadro legale e nei meccanismi di riabilitazione.

Dalla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuta il 2 ottobre all’interno del consolato saudita a Istanbul, l’Arabia Saudita è sotto i riflettori internazionali. Secondo quanto dichiarato da Riad, Khashoggi è stato ucciso all’interno del suo consolato di Istanbul il 2 ottobre in una “operazione canaglia” guidata dall’allora vice capo dell’intelligence Ahmad al-Assiri e dal consigliere della corte reale Saud al-Qahtani, che sono stati entrambi licenziati. Un report della CIA, invece, sostiene che il mandante dell’assassinio sia stato il principe ereditario Mohammed bin Salman.  

Inizialmente, l’Arabia Saudita aveva respinto le accuse di omicidio e il consolato a Istanbul aveva invitato i giornalisti di Reuters al proprio interno, per dimostrare la propria innocenza. Solo 17 giorni dopo la morte di Khashoggi, Riad ha ammesso che l’uomo era stato ucciso all’interno del consolato e che i 18 membri della squadra saudita, arrivati in Turchia a inizio ottobre e segnalati da Ankara, erano stati arrestati in Arabia Saudita.

L’intensa reazione a livello globale sul suo omicidio ha offuscato la reputazione internazionale del principe e ha lasciato il regno ricco di petrolio indebolito diplomaticamente, secondo quanto riferito dagli analisti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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