Tunisia: proteste in diverse regioni, 18 arrestati

Pubblicato il 27 dicembre 2018 alle 10:04 in Africa Tunisia

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La polizia tunisina ha arrestato 18 persone nel corso degli scontri scoppiati mercoledì 26 dicembre, dopo che il giornalista 32enne, Abderrazak Zorgui, è morto dandosi fuoco per protestare contro i problemi economici del Paese nordafricano. Al-Arabiya English ha riportato che, secondo le stime del portavoce del Ministero dell’Interno, Sofiane Zaag, 13 cittadini sono stati trattenuti nella città di Kasserine, mentre altri 5 a Tebourba, vicino a Tunisi.

Nel corso dei due giorni passati, sconti tra la polizia e la popolazione hanno avuto luogo in diverse regioni della Tunisia. Le più violente si sono verificate a Kasserine, dove le forze di sicurezza hanno fatto uso di gas lacrimogeni per cercare di sedare l’ira della folla. Secondo fonti locali, sarebbe intervenuto l’esercito per aiutare i poliziotti a riportare l’ordine e mettere in sicurezza gli edifici governativi. A Tunisi, centinaia di manifestanti hanno marciato lungo la Bourguiba Avenue, la strada principale della capitale, per protestare contro il rincaro del costo della vita, cantando slogan contrari al regime.

Alla fine del 2010, l’immolazione dell’attivista Mohamed Bouazizi in segno di protesta è divenuto il simbolo della rivoluzione tunisina. All’epoca, Kasserine, dove è avvenuta anche l’immolazione del giornalista 32enne, fu una delle prime città e insorgere contro le forze di sicurezza e le autorità.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica. Il primo gennaio è entrata in vigore una nuova legge finanziaria che ha fatto innalzare i prezzi del gasolio, di alcuni beni e anche le tasse su numerosi beni e servizi, tra cui le automobili, le linee telefoniche e di internet. Il governo aveva assicurato che gli aumenti avrebbero interessato soltanto i beni di lusso e non quelli di prima necessità o alimentari.

Ancora oggi, le proteste continuano. Il presidente del Forum tunisino per l’Economia e i Diritti Sociali, Messaoud Romdhani, ha spiegato che sussiste una rottura tra la classe politica ed i giovani, specialmente coloro che vivono nelle zone interne della Tunisia, che sono le più precarie. A suo avviso, le proteste dilagheranno in tutto il Paese, a causa della mancanza di volontà politica di risolvere davvero i problemi del Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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