Trump visita le truppe americane in Iraq

Pubblicato il 27 dicembre 2018 alle 8:36 in Iraq USA e Canada

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Il presidente Donald Trump si è recato in Iraq, mercoledì 26 dicembre, effettuando la prima visita ufficiale alle truppe americane posizionate nel Paese mediorientale, a pochi giorni di distanza dall’annuncio del ritiro dei propri soldati dalla Siria e di una parte dall’Afghanistan.

Nel corso dell’intervento di fronte ai marines presso la base aerea di Al Asad, Trump ha difeso la decisione relativa alla Siria, dicendo che la presenza americana in tale territorio non era a tempo indeterminato, e non era previsto che divenisse permanente. “Otto anni fa ci siamo andati con l’intenzione di rimanerci 3 mesi, e poi non ce ne siamo più andati”, ha notato il leader della Casa Bianca, aggiungendo di respingere le richieste dei comandanti militari di poter estendere la missione in Siria di altri 6 mesi.

Trump ha rivelato che gli USA potrebbero stabilire alcuni commando presso il confine tra Iraq e Siria per effettuare altri raid e missioni in territorio siriano. Come riferisce il New York Times, tale mossa potrebbe riflettere una delle strategie proposte dal Pentagono in seguito all’annuncio del ritiro dalla Siria da parte del presidente.

Nonostante la visita alle truppe americane in Iraq sia sempre stata una tradizione dei presidenti, finora, Trump non l’aveva mai effettata, sollevando diverse critiche. Prima di lui, nel 2003, George W. Bush aveva trascorso il Giorno del Ringraziamento con i soldati a Baghdad, all’inizio dell’invasione in Iraq. Barack Obama, invece, nell’aprile 2009, aveva visitato la capitale irachena e l’Afghanistan diverse volte durante gli anni dei mandati. Il mese scorso, Trump ha cancellato una visita al cimitero americano fuori Parigi e ha riferito ai giornalisti di nona ver compiuto viaggi all’estero per incontrare le truppe americane “perché è troppo impegnato”.

Dopo essere andato in Iraq, il 26 dicembre, il leader della Casa Bianca ha spiegato di aver effettuato tale scelta perché “è un Paese di cui parla da molti anni”, e prima ancora di quando iniziasse la guerra “ci ha sempre pensato come civile”. Prima di lasciare Washington, il giorno di Natale, Trump ha riferito che aveva qualche riserva nei confronti della situazione di sicurezza in Iraq. “Non temo per me, ma per le istituzioni, la presidenza irachena e per mia moglie”, ha spiegato il presidente.

Alcuni leader politici e di milizie irachene hanno condannato la visita di Trump, definendola “una violazione alla sovranità dell’Iraq”. Sabah al-Saadi, capo del bocco parlamentare Islah, ha convocato una sessione di emergenza in Parlamento per discutere tale violazione e cercare di fermare le azioni aggressive del presidente americano. “Trump dovrebbe sapere i suoi limiti: l’occupazione americana in Iraq è finita”, ha affermato al-Saadi. Islah è guidata dal leader sciita Mutqada al-Sadr, che si è sempre opposto alla presenza statunitense.

Allo stesso modo, le milizie sciite irachene, le Popular Mobilisation Forces (PMF), molte delle quali sono supportate dall’Iran, si oppongono alla presenza americana nella regione. In particolare, il leader della milizia Asaib Ahl al-Haq, Qaid al-Khazali, legato a Teheran, ha riferito che l’Iraq avrebbe risposto alla visita di Trump con una decisione parlamentare volta a mandare via dal Paese le forze americane.

Fin dalla propria campagna elettorale, Trump aveva promesso di voler riportare a casa le truppe americane posizionate nelle zone di conflitto in Medio Oriente, Libia e Afghanistan che, a suo avviso, erano interventi troppo costosi e poco efficaci. Mentre gli USA si sono disimpegnati in Libia, adesso ritireranno le truppe dalla Siria e parte dall’Afghanistan, l’Iraq è l’unico territorio dal quale, per ora, il leader della Casa Bianca non ha promesso un rapido ritiro delle forze statunitensi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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