Fonti irachene: “USA hanno stabilito due basi al confine con la Siria”

Pubblicato il 27 dicembre 2018 alle 9:02 in Iraq USA e Canada

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Fonti militari irachene riportano che li Stati Uniti hanno stabilito due basi al confine con la Siria, giovedì 27 dicembre. Tale notizia è stata anticipata il giorno precedente dal presidente Donald Trump, mentre si trovava in visita in Iraq per incontrare i soldati americani. Secondo quanto rivelato dal leader della Casa Bianca, dal momento che ha ordinato il ritiro dei soldati USA dalla Siria, potrebbe richiedere la creazione di postazioni militari al confine tra i due Paesi mediorientali per condurre raid e operazioni in territorio siriano.

L’ufficiale iracheno Farhan al-Duleimi, membro del Consiglio provvisorio di Anbar, ha reso noto che gli Stati Uniti hanno stabilito due basi militari nell’Ovest della provincia di Anbar, vicino al confine con la Siria, nelle città di al-Qaim e al-Rutbah. A suo avviso, Washington ha effettuato tale mossa per mettere in sicurezza le frontiere irachene e prevenire eventuali infiltrazioni dei militanti dell’ISIS dalla Siria. Al-Duleimi ha aggiunto che, oltre a decine di soldati, presso le due basi sono presenti anche numerosi droni ed equipaggiamento militare.

La notizia è stata riportata a pochi giorni di distanza dal ritiro delle truppe americane dalla Siria, annunciato dal presidente Trump, il 19 dicembre. Il giorno seguente, il segretario della Difesa, James Mattis, si è dimesso a causa della differenza di vedute con il leader della Csa Bianca su diverse questioni, prime tra tutte la Siria. Nella lettera di dimissioni Mattis ha scritto che “il presidente merita che al vertice del Pentagono ci sia qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni”.

Il 21 dicembre, anche l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS, Brett McGurk, ha rassegnato le dimissioni. Come Mattis, nella sua lettera di dimissioni McGurk ha dichiarato che i militanti dello Stato Islamico sono in fuga, ma non sono ancora stati sconfitti, al contrario di quanto sostenuto da Trump. Inoltre, secondo l’inviato, la prematura ritirata delle forze statunitensi dalla Siria creerà le condizioni adatte per una rinascita del gruppo terroristico.

Trump ha giustificato il ritiro americano con la sconfitta definitiva nell’ISIS in Siria, nonostante gli ufficiali militari e gli esperti sostengano che la lotta contro i terroristi non è ancora conclusa. Non a caso, il 21 dicembre, i militanti dello Stato Islamico hanno condotto una controffensiva nell’Est della Siria, a Hajin, che era stata liberata dalla Syrian Democratci Force (SDF) con l’aiuto della coalizione internazionale a guida americana soltanto il 14 dicembre.

Gli Stati Uniti erano intervenuti nel conflitto siriano il 15 giugno 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente al-Assad, che aveva definito la mossa americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve, l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata su richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno, era iniziata come supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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