Sudan: polizia spara contro la folla per sedare le proteste, 3 feriti

Pubblicato il 26 dicembre 2018 alle 10:09 in Africa Sudan

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Martedì 25 dicembre, le forze di sicurezza del Sudan hanno cercato di disperdere le proteste nella capitale, Karthum, utilizzando proiettili veri contro la folla, ferendo almeno 3 persone. Il popolo sudanese sta manifestando contro il presidente, Omar al-Bashir, che si trova al potere da circa 30 anni.

Martedì 25 dicembre, i manifestanti si sono riuniti in diversi luoghi di Karthoum per marciare verso il palazzo presidenziale, e precedentemente avevano preso di mira gli uffici del partito al potere, dando fuoco ad alcuni di essi. Bashir aveva definito coloro che avevano distrutto le proprietà pubbliche “traditori” e “mercenari”.

La polizia ha impedito ai manifestanti di arrivare al palazzo presidenziale lanciando lacrimogeni e sparando in aria. In merito all’accaduto, le forze dell’ordine non hanno rilasciato commenti, ma in precedenza alcuni loro funzionari hanno dichiarato di star gestendo le proteste “in maniera civilizzata”. Tuttavia, alcuni testimoni hanno riportato che sono morte almeno 12 persone finora. Secondo i dati di Amnesty International, le vittime sono 37.

Le proteste sono cominciate il 19 dicembre a causa dell’aumento dei prezzi degli alimenti, soprattutto del pane, della mancanza dei beni di prima necessità e della crisi monetaria. I cittadini sudanesi si sono riversati nelle strade per dimostrare contro Bashir, che aveva preso il potere con un colpo di Stato militare nel 1989, sostenuto dagli islamisti. Le condizioni economiche del Sudan sono peggiorate velocemente negli ultimi mesi. Inoltre, l’inflazione, attualmente, si aggira intorno al 69% e la grave carenza di pane e carburante hanno spinto i cittadini ad affollare le strade delle città del paese per fare la fila presso le panetterie e le stazioni di servizio. Dall’inizio delle manifestazioni, la polizia ha utilizzato lacrimogeni e proiettili per disperdere la folla. Le autorità hanno chiuso le scuole e imposto il coprifuoco e lo stato di emergenza in alcune regioni.

Dal 30 giugno 1989, il Sudan è guidato dal presidente Bashir, che porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel Sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 300.000 persone sono morte a causa della guerra e circa 2.5 milioni sono gli sfollati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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