Turchia: rinforzate le posizioni al confine con la Siria dopo ritiro truppe USA

Pubblicato il 25 dicembre 2018 alle 12:01 in Siria Turchia

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La Turchia ha cominciato a rinforzare le sue posizioni su entrambi i suoi confini con la Siria, domenica 23 dicembre, dopo che Ankara e Washington si sono accordate per coordinare il ritiro degli Stati Uniti dal Paese mediorientale.

L’aumento dell’attività militare nell’area è avvenuta due giorni dopo che il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha dichiarato che la Turchia ritarderà le operazioni militari previste contro la milizia delle YPG curde, a est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale, in seguito alla decisione degli Stati Uniti di ritirare le proprie truppe dalla Siria, annunciata il 19 dicembre. Secondo le ultime notizie, Erdogan era a conoscenza di tale decisione di Washington fin dall’inizio, in quanto il leader della Casa Bianca, Donald Trump, aveva comunicato tale idea proprio durante una telefonata con la sua controparte turca, il 14 dicembre. La Turchia aveva promesso di subentrare nella lotta contro i militanti dell’ISIS in Siria.

Durante una telefonata avvenuta domenica 23 dicembre, i due presidenti si sono accordati per coordinarsi a livello militare e diplomatico per prevenire la mancanza di autorità nell’area a seguito del ritiro degli Stati Uniti. Nella stessa giornata, un canale televisivo ha mostrato alcuni convogli turchi entrare in Siria attraverso la città di confine turca di Karkamis, che si trova a circa 35km a nord della città siriana di Manbij. I convogli sono entrati in un’area controllata dall’Esercito siriano libero, alleato di Ankara, e si stanno dirigendo sulle prime linee nei pressi della città. Inoltre, un testimone di Reuters ha osservato centinaia di veicoli dirigersi verso la provincia meridionale di confine di Kilis dopo aver lasciato Hatay, un’altra provincia di confine, intorno a mezzanotte e mezza di domenica 23 dicembre. Il convoglio includeva carrarmati, obici, mitragliatrici e autobus che trasportavano commando. Parte dell’equipaggiamento e del personale militare verrà stanziato in postazioni lungo il confine, mentre altri hanno attraversato il confine con la Siria attraverso il distretto di Elbeyli, situato a circa 45km a nord-ovest di Manbij.

Manbij è stata un principale punto di rottura tra la Turchia e gli Stati Uniti. A giugno, i due alleati NATO avevano raggiunto un accordo che prevedeva la rimozione delle YPG dalla città, ma Ankara si era lamentata del fatto che il piano d’azione era stato ritardato e che le forze turche sarebbero entrate nella città se gli Stati Uniti non avessero rimosso i militanti curdi. Le YPG sono state uno dei principali alleati statunitensi nella lotta contro lo Stato Islamico. Tuttavia, Ankara considera tali milizie un gruppo terroristico e il braccio armato del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che dagli anni ’80 insorge in Turchia.

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e di 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terreno, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche. Lo Stato Islamico ha perso tutto il territorio siriano sul quale esercitava un controllo diretto nel corso del 2017 grazie a offensive separate condotte da una parte dalle Syrian Democratic Forces e le unità americane, dall’altra dall’esercito governativo di Damasco, capeggiato dal presidente siriano, Bashar al-Assad, con l’aiuto militare della Russia, alleato strategico del regime insieme all’Iran.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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