Yemen: Houthi bloccano passaggio a squadre Onu a Taiz

Pubblicato il 24 dicembre 2018 alle 15:19 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno impedito a una delegazione dell’Onu di entrare nella provincia di Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen, effettuando quella che il governo yemenita ha definito “una chiara violazione dei colloqui in Svezia”.

Il ministro dell’Amministrazione Locale e presidente dello Higher Commitee for Relief, Abdil Raqeeb Fathe, ha riferito che le milizie sciite hanno impedito a una squadra del World Food Program (WFP) di effettuare una visita a Taiz, domenica 23 dicembre, fermando il loro passaggio in prossimità del porto di Al-Houban. Fathe ha aggiunto che i ribelli avevano altresì bloccato altri veicoli umanitari, insieme a 3 squadre Onu, tra cui il sottosegretario generale Stephen O’Brien.

Gli ufficiali del WFP hanno informato le autorità locali in merito all’accaduto, riferendo che avrebbero posticipato la visita alla prossima settimana, passando attraverso Aden. I soldati yemeniti hanno spiegato che, da tre anni, gli Houthi bloccano tutte le entrate nella provincia di Taiz. Per tale ragione, più volte, hanno chiesto alla comunità internazionale di esercitare pressione sui ribelli, affinché terminino l’assedio.

Secondo fonti governative, riporta al-Arabiya English, l’azione degli Houthi è contraria agli accordi su Taiq, conclusi dalle autorità legittime e le milizie ribelli alla fine dei colloqui di Rimbo, sponsorizzati dall’Onu, che si sono tenuti dal 6 al 13 dicembre. Nell’occasione, è stato concordato anche un cessate il fuoco, entrato in vigore il 19 dicembre,

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

L’Arabia Saudita ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili.

Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

La guerra ha comportato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto. La moneta dello Yemen, il riyal, si è deprezzata di quasi il 180% negli ultimi mesi, spingendo ancora di più le comunità verso la fame. I prezzi del cibo sono aumentati in media del 68% e il prezzo delle materie prime come benzina, gasolio e gas da cucina è anch’esso aumentato notevolmente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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