Ritiro americano dalla Siria: Trump aveva informato Erdogan il 14 dicembre

Pubblicato il 24 dicembre 2018 alle 10:13 in Turchia USA e Canada

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Il presidente Donald Trump aveva avvertito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in merito all’intenzione di ritirare le truppe americane dalla Siria il 14 dicembre, durante un colloquio telefonico.

È quanto rivela la CNN, la quale spiega che, nel corso della telefonata, Trump si era irritato per le problematiche esposte dal leader turco sulla presenza americana in Siria e in Iraq, dicendogli: “Ok, è tutta tua (la Siria), noi abbiamo chiuso”. Una fonte che a conoscenza del colloquio ha riferito all’emittente americana che, per tutta risposta, Erdogan aveva cercato di convincere Trump a rimanere, in quanto la lotta contro lo Stato Islamico era quasi finita. Infine, Trump aveva fatto giurare all’omologo turco che la Turchia avrebbe continuato la guerra contro i terroristi al posto degli USA. “In qualità di amico, ti do la mia parola su questo”, aveva poi risposto Erdogan.

La decisione ufficiale di richiamare le truppe statunitensi è stata annunciata ufficialmente il 19 dicembre, quando il leader della Casa Bianca ha dichiarato che i 2.000 soldati americani stanziati in Siria sarebbero tornati in patria, poiché la guerra contro l’ISIS è terminata. Tale decisione ha comportato scompiglio in seno all’amministrazione americana.

Il 20 dicembre, subito dopo l’annuncio di Trump, il segretario della Diesa, James Mattis, si è dimesso a causa della differenza di vedute su diverse questioni, prime tra tutte la Siria. Nella lettera di dimissioni Mattis ha scritto che “il presidente merita che al vertice del Pentagono ci sia qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni”. Il 21 dicembre, anche l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS, Brett McGurk, ha rassegnato le dimissioni. Come Mattis, nella sua lettera di dimissioni McGurk ha dichiarato che i militanti dello Stato Islamico sono in fuga, ma non sono ancora stati sconfitti, al contrario di quanto sostenuto da Trump. Inoltre, secondo l’inviato, la prematura ritirata delle forze statunitensi dalla Siria creerà le condizioni adatte per una rinascita del gruppo terroristico.

Sotto la guida di McGurk, la coalizione internazionale a guida americana era riuscita a sottrarre all’ISIS circa metà dei territori sotto il suo controllo, prima dell’insediamento di Trump, all’inizio del 2017. Alla fine del 2018, lo Stato Islamico mantiene il controllo di circa l’1% di tutta l’area che una volta controllava in Siria e in Iraq, portando la Casa Bianca a dichiarare la sconfitta del gruppo, nonostante si stimi che ci siano ancora dai 20.000 ai 30.000 militanti nella regione e una serie di cellule dormienti.

L’ordine esecutivo del ritiro statunitense dalla Siria è stato firmato il 23 dicembre dal Pentagono, secondo quando annunciato da un portavoce militare statunitense.

Gli Stati Uniti erano intervenuti nel conflitto siriano il 15 giugno 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano, Bashar al-Assad, che aveva definito la mossa americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve, volta a contrastare lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, è stata avviata su richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno ed era iniziata come supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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