Egitto: presidente sostituisce capo del sevizio di intelligence militare

Pubblicato il 24 dicembre 2018 alle 9:21 in Africa Egitto

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L’Egitto ha nominato il maggiore generale Khaled Megawer come nuovo capo del servizio di intelligence militare nazionale, rimpiazzando Mohamed al-Shahat. La notizia è stata confermata da due fonti di sicurezza egiziane a Reuters.

I servizi militari e di intelligence del Paese nordafricano svolgono un ruolo di primo piano nel processo decisionale e, da quando l’attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere con un colpo di stato nel luglio 2013, tali servizi hanno assunto un ruolo maggiormente pubblico. Le fonti di sicurezza non hanno riferito notizie in merito alle motivazioni delle dimissioni di al-Shahat, anche se hanno notato che al-Sisi ha sostituito diversi ufficiali del Ministero dell’Interno e dei servizi generali di intelligence negli ultimi anni. Lo scorso giugno, il presidente egiziano ha nominato il suo stretto alleato, il maggiore generale Abbas Kamel, come nuovo capo dell’intelligence generale, due settimane dopo aver rimpiazzato i ministri della Difesa e dell’Interno.

Megawer è stato vice capo dell’organo dell’intelligence militare precedentemente e comandante del Second Field Armi nella difesa d’attacco presso l’ambasciata egiziana a Washington.

Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

A fine novembre, l’Egitto ha creato una nuova agenzia per il controllo umanitario per proteggere lo Stato dalle accuse di violazione dei diritti umani e difendersi sul piano internazionale. Si tratta della Alta Commissione Permanente per i diritti umani, la quale è nata in un momento in cui il Paese nordafricano è sotto l’occhio vigile della comunità internazionale e dei gruppi umanitari a causa del suo scarso rispetto dei diritti umani.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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