Turchia – Israele: accuse reciproche tra Erdogan e Netanyahu

Pubblicato il 24 dicembre 2018 alle 8:24 in Israele Turchia

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I leader della Turchia e di Israele hanno avviato un confronto diretto attraverso dichiarazioni pubbliche e su Twitter.

Nella giornata di domenica 23 dicembre, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha attaccato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in merito ad un’operazione anti-terrorismo condotta dalla Turchia a Cipro, attraverso un post sul proprio account Twitter. Inoltre, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavasoglu, ha definito Netanyahu “un killer a sangue freddo dei tempi moderni”.

Nello specifico, il premier israeliano ha riferito che il presidente turco non dovrebbe accusare Israele, poiché lui occupa il Nord di Cipro e permette al proprio esercito di massacrare donne e bambini nei villaggi curdi, dentro e fuori la Turchia.

Da parte sua, Erdogan, ha accusato Netanyahu di essere un “oppressore” ed il capo di “uno Stato di terrore”. Il leader turco ha aggiunto che Israele, attraverso l’occupazione dei territori palestinesi, sta commettendo “peccati e crimini contro l’umanità”. Per tutta risposta, Netanyahu ha definito Erdogan un “dittatore enti-semita” che è “ossessionato da Israele”.

Negli ultimi mesi, i due Paesi hanno subito un peggioramento dei propri rapporti, già interrotti nel 2010, quando alcuni attivisti turchi vennero uccisi dai soldati israeliani a bordo di una flottiglia, a Gaza. Ankara si è altresì opposta a una legge controversa, spiega The New Arab, che è stata adottata dal Parlamento israeliano nel mese di luglio e che ha definito Israele lo Stato nazione del popolo ebraico. Lo scorso maggio, la Turchia ha ordinato all’ambasciatore israeliano ad Ankara di lasciare il Paese in seguito a una serie di uccisioni di manifestanti nella Striscia di Gaza.

Erdogan si è sempre definito il difensore della causa palestinese, descrivendo Israele “lo Stato più fascista e razzista al mondo”. Nonostante tale retorica, la Turchia e Israele sono legati da forti relazioni economiche e commerciali.

Le tensioni a Cipro risalgono agli anni Sessanta e vanno rintracciate nella convivenza sull’isola di due comunità, quella greco-cipriota e quella turco-cipriota. In seguito agli scontri verificatisi a partire dal 21 dicembre 1963 tra i due gruppi, le Nazioni Unite hanno istituito, nel 1964, l’UNFICYP, il cui mandato era quello di impedire ulteriori scontri tra le due comunità e ripristinare la normalità sull’isola.

Le responsabilità della missione di peacekeeping, una delle più longeve fra quelle istituite dall’ONU, si sono estese nel 1974, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, seguito, il 20 luglio, dall’intervento militare della Turchia, le cui truppe, inviate da Ankara “a protezione della minoranza turco-cipriota”, hanno stabilito il controllo sulla parte settentrionale dell’isola. Negli oltre 50 anni in cui è stata operativa, l’UNFICYP, attualmente guidata dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale, Elizabeth Spehar, ha supervisionato le linee del cessate il fuoco, fornito assistenza umanitaria e mantenuto una zona cuscinetto tra le forze turco-cipriote, stabilitesi nel nord, e le forze greco-cipriote, posizionate nel sud.

I tentativi di risolvere il conflitto, inclusi i numerosi colloqui sostenuti dall’ONU, che mirano a riunificare l’isola, che rimane divisa dall’invasione turca del 1974, sono stati finora senza risultato, anche se le relazioni tra nord e sud sono migliorate nel corso degli anni. L’ultimo round di colloqui di pace si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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