USA: inviato per la lotta contro l’ISIS si dimette dopo l’ordine di ritirare truppe dalla Siria

Pubblicato il 23 dicembre 2018 alle 10:03 in Siria USA e Canada

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Brett McGurk, l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS, ha rassegnato le dimissioni in seguito alla decisione del leader della Casa Bianca, Donald Trump, di ritirare le truppe dalla Siria.

Il 19 dicembre, Trump aveva  sorpreso tutta l’amministrazione e il Dipartimento della Difesa ordinando il ritiro delle truppe dalla Siria, dichiarando la sconfitta dell’ISIS e sottolineando che, quindi, i soldati americani dovevano tornare in patria. Il presidente statunitense aveva preso tale decisione nonostante gli ufficiali del Pentagono e del Dipartimento di Stato, da mesi, continuassero a dirgli che, nonostante la sconfitta militare, la lotta contro l’ISIS non era ancora finita.

McGurk ha recapitato la sua lettera di dimissioni venerdì 21 dicembre al segretario di Stato, Mike Pompeo, facendo seguito alla decisione del segretario della Difesa, James Mattis, che giovedì 20 dicembre si era licenziato dichiarando che il presidente aveva bisogno di qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni. Sia McGurk che Mattis hanno dichiarato che la decisione di Trump infrange la fiducia degli alleati statunitensi, inclusa quella dei curdi siriani, che hanno combattuto a fianco delle forze degli Stati Uniti in Siria e che adesso hanno davanti un futuro incerto e pericoloso.

Come Mattis, anche McGurk, nella sua lettera di dimissioni, ha dichiarato che i militanti dello Stato Islamico sono in fuga, ma non sono ancora stati sconfitti, come invece sostiene Trump. Inoltre, secondo l’uomo, la prematura ritirata delle forze statunitensi dalla Siria creerà le condizioni adatte per una rinascita del gruppo terroristico. McGurk avrebbe dovuto lasciare il suo posto a metà febbraio, dopo un incontro con i ministri degli Esteri dei Paesi della coalizione, ma dopo l’annuncio di Trump e le dimissioni di Mattis, non ha voluto continuare.

McGurk, inoltre, da tempo sosteneva che la missione statunitense in Siria dovesse concentrarsi sulla lotta contro l’ISIS, e non su più vaste ambizioni regionali, tra le quali il rovesciamento del presidente siriano, Bashar al-Assad. Secondo il New York Times, McGurk era il collante che teneva insieme la coalizione internazionale che combatte contro il gruppo terroristico in Siria, oltre ad essere un importante negoziatore. L’uomo è stato la forza trainante dietro la creazione delle Syrian Democratic Forces, guidate dai curdi ma che coinvolgevano anche gli arabi, una mossa che aveva fatto preoccupare la Turchia, che considera la milizia curda siriana, la YPG, un affiliato del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ritenuto un’organizzazione terroristica sia da Ankara che da Washington.

Sotto la guida di McGurk, la coalizione era riuscita a sottrarre al controllo dell’ISIS circa la metà dei territori da esso controllati, prima dell’insediamento di Trump, all’inizio del 2017. Alla fine del 2018, lo Stato Islamico mantiene il controllo di circa l’1% di tutta l’area che una volta controllava in Siria e in Iraq, portando la Casa Bianca a dichiarare la sconfitta del gruppo, nonostante si stimi che ci siano ancora dai 20.000 ai 30.000 militanti nella regione e una serie di cellule dormienti.

All’inizio di dicembre, il generale Joseph Dunford, presidente della Joint Chiefs of Staff, aveva dichiarato che gli Stati Uniti hanno ancora molto lavoro da fare nell’addestrare le forze siriane locali per prevenire la rinascita dello Stato Islamico del Levante (ISIL) e stabilizzare la Siria. Il generale aveva dichiarato che serviranno dalle 35.000 alle 40.000 truppe locali nel nord-est del Paese per mantenere la sicurezza a lungo termine, ma ha altresì sottolineato che solo il 20% di tale cifra è stato addestrato.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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