Turchia: 300.000 siriani tornati in patria dopo le 2 operazioni militari turche

Pubblicato il 23 dicembre 2018 alle 6:01 in Immigrazione Turchia

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Circa 300.000 siriani sono tornati nel loro Paese dopo le due operazioni transfrontaliere della Turchia, ha riportato sabato 22 dicembre il ministro degli Interni turco, Suleyman Soylu.

Negli ultimi due anni, Ankara aveva avviato due operazioni, la Euphrate Shield e la Ramo d’Olivo. La prima era stata lanciata il 24 agosto 2016, allo scopo di respingere militarmente la presenza dell’ISIS in Siria e, al contempo, per “neutralizzare” le milizie curdo-siriane sostenute dalle forze americane. Le Unità curde di protezione del popolo (YPG) sono accusate dalla Turchia di collaborazionismo con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), organizzazione politica dichiarata fuorilegge da Ankara. L’operazione “Ramo d’Olivo” era stata lanciata dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile” e, il giorno successivo, il 15 gennaio, aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberarlo dal terrorismo”.

La Turchia ospita più di 3,5 milioni di rifugiati siriani, che sono scappati dal conflitto in patria. Alcuni cittadini turchi li considerano un peso economico e una minaccia per i loro posti di lavoro. Tuttavia, Soylu ha spiegato all’agenzia di stampa statale Anadolu che il numero di persone ritornate in Siria dopo le due operazioni militari è di 291.790 cittadini.

Inoltre, il ministro dell’Interno ha altresì dichiarato che più di 250.000 migranti irregolari sono stati catturati in Turchia nel 2018, senza specificarne le nazionalità, ma sottolineando che tale cifra mostra un aumento del 50% rispetto all’anno precedente. Soylu ha spiegato che i rinnovati sforzi della polizia, delle forze di sicurezza e della guardia costiera turche sono riusciti a limitare l’immigrazione illegale e il flusso di rifugiati provenienti dai Paesi dell’Europa occidentale. La Turchia, infatti, nel 2015 era diventata uno dei maggiori punti di lancio per più di 1 milione di migranti provenienti da Medio Oriente e Africa che cercavano di arrivare su territorio europeo. Il flusso di migranti era stato ridotto drasticamente nel 2016, con un accordo tra Ankara e l’Unione Europea, che avevano deciso di chiudere la tratta dopo le numerose morti avvenute.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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