Cina e India: nuovi segnali di distensione

Pubblicato il 23 dicembre 2018 alle 8:30 in Asia Cina

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Il Ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, ha effettuato una visita in India per partecipare alla prima edizione del “meccanismo di scambio people-to-people di alto livello sino-indiano” e ha incontrato la sua controparte dell’India, dal 21 al 23 dicembre.

Il meccanismo di scambio è stato voluto dal presidente Xi Jinping e dal premier indiano Modi e ha un valore importante nel quadro generale dei rapporti tra Cina e India, nonché punta a diventare una importante piattaforma per la rinascita della civiltà orientale di cui i due giganti sono i principali rappresentanti.

Il capo della diplomazia di Pechino ha affermato che basare i rapporti con New Delhi sugli incontri della società civile è un passo fondamentale per promuovere un sano sviluppo dei rapporti bilaterali e per creare “armonia tra i due Paesi, in uno spirito di rispetto delle differenze e ricerca dei punti di vicinanza”.

Il 2018 è stato un anno significativo per i rapporti bilaterali tra Cina e India che ha segnato un periodo di distensione dopo gli attriti lungo la linea di confine del 2017 e ha visto uno storico incontro tra il presidente Xi Jinping e il primo ministro Narendra Modi nella città cinese di Wuhan, lo scorso 27 aprile, in cui i due leader hanno definito le direttive per lo sviluppo dei rapporti bilaterali e affermato l’intenzione di guidarli verso una nuova fase.

Durante il suo discorso davanti ai media indiani, Wang Yi ha ricordato che attualmente la Cina e l’India sono impegnate in due progetti a livello nazionale altamente complementari: da un lato, Pechino sta cercando di raggiungere gli obiettivi che si è prefissata in vista dei “due centenari” – il centenario della nascita del Partito Comunista Cinese nel 2021 e quello della fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 2049 – mentre New Delhi è impegnata nella costruzione della “New India”. Si tratta di due strategie che mirano alla rinascita – o al rinvigorimento per dirlo con la retorica dei leader cinesi – di due delle più grandi e antiche civiltà dell’Asia e che non possono escludere la cooperazione e i contatti bilaterali, ha affermato il ministro Wang Yi.

Il Ministro degli Esteri dell’India ha evidenziato come il meccanismo di scambio people to people voluto dai leader dei due Paesi sia un passo importante per ricreare il legame culturale che esiste tra Cina e India.

Alla prima riunione di questo nuovo strumento di dialogo bilaterale hanno preso parte esperti e funzionari governativi dei due Paesi provenienti dal mondo della cultura, dei media, dell’audio-visivo, della cura museale, dello sport, del turismo, delle medicine tradizionali, dell’istruzione e diversi think-tank.

La visita di Wang Yi in India è un ulteriore segnale della volontà cinese di sostenere il momento di distensione nei rapporti bilaterali con New Delhi. Finora, l’India ha guardato con scetticismo e non ha risparmiato le critiche al grande progetto infrastrutturale che mira a ricollegare l’Asia ad Europa e Africa lungo le rotte delle antiche Vie della Seta voluto dal presidente Xi Jinping, l’iniziativa Belt and Road. New Delhi considera il progetto una minaccia e un tentativo di espansione dell’influenza cinese in tutto il continente asiatico, in particolare, guarda con preoccupazione alla costruzione del Corridoio Economico Cina-Pakistan e teme l’ingerenza di Pechino nella disputa con Islambad per la spartizione della regione del Kashmir.

Il 2017 ha rappresentato un anno di tensione tra Cina e India a causa di un grave confronto lungo la Line of Actual Control (LAC) che divide i due Paesi. A seguito della conclusione della guerra tra Cina e India nel 1962, relativa alla delimitazione dei rispettivi confini, i due Paesi avevano deciso di stabilire un confine formale, presieduto dalle forze armate, in attesa di trovare una soluzione pacifica al problema. Nel corso degli anni, tuttavia, nonostante i ripetuti tentativi, la questione non è mai stata risolta definitivamente e lo scorso anno ha segnato il picco della conflittualità.

Inoltre, Cina e India si sono fronteggiate  nella zona di Doklam, sulla linea di confine tra Cina e Bhutan, dal 6 luglio 2017. La ragione della disputa è stata l’accusa di New Delhi agli ingegneri dell’esercito cinese di aver oltrepassato il confine con il Bhutan – piccolo stato cuscinetto tra Cina e India che gode della protezione di New Delhi – mentre lavoravano alla realizzazione di una strada. Per rispondere a quella che veniva vista come un’invasione cinese, l’India aveva spostato alcune sue truppe aldilà della linea di confine, sul lato appartenente alla Cina. L’India affermava di aver fatto intervenire il suo esercito su richiesta del Bhutan, ma la Cina non era d’accordo e sosteneva che il re del Bhutan avesse detto all’ambasciatore cinese in visita di non aver richiesto alcun intervento indiano. Da ultimo, la Cina riteneva di aver diritto a costruire strade – o ampliarle- in una zona che è sotto il suo controllo. La disputa è stata risolta attraverso i canali diplomatici dai due Paesi all’inizio di settembre, prima del vertice BRICS tenutosi a Xiamen, in Cina.

La risoluzione diplomatica dello stallo, secondo il Ministro Wang Yi, ha rappresentato un segno chiaro che India e Cina, tramite un congiunto impegno negoziale, possano raggiungere obiettivi importanti. Per poter migliorare ulteriormente i rapporti bilaterali che al momento “non sono soddisfacenti”, il capo della diplomazia cinese ha affermato che è necessario rafforzare la fiducia politica reciproca per evitare di trovarsi in futuro in nuove situazioni di stallo. Soltanto la fiducia reciproca può far sì che ci sia un atteggiamento di comprensione e perdono reciproco nel risolvere le dispute. Se manca la fiducia, secondo Wang Yi, tutte le questioni che emergeranno saranno destinate a peggiorare e a danneggiare, nel lungo periodo, i rapporti bilaterali.
“Cina e India devono guardare l’una all’altra come ad opportunità e non a una sfida, come a un partner e non a un nemico”, ha affermato Wang Yi, così da poter vedere “il dragone e l’elefante che danzano insieme”, i due animali che rappresentano simbolicamente l’India e la Cina.

I primi segni di distensione tra i due Paesi sono stati rappresentati dalla partecipazione di entrambi al nono summit dei BRICS, svoltosi presso lo Xiamen International Conference Center all’inizio di settembre 2017. Una delle occasioni più recenti di incontro diretto tra gli alti vertici dei due Paesi è stata fornita dalla visita di Stato del segretario degli Esteri indiano, Vijah Gokhale, a Pechino il 24 febbraio 2018, seguita da quella del premier Modi a Wuhan il 27 aprile di quest’anno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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