La Turchia subentrerà agli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria

Pubblicato il 22 dicembre 2018 alle 13:00 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che la Turchia subentrerà nella lotta contro i militanti dell’ISIS in Siria al posto degli Stati Uniti, che di recente hanno deciso di ritirare le proprie truppe dal Paese mediorientale.

Venerdì 21 dicembre, Erdogan ha accolto in modo cautamente positivo la decisione della Casa Bianca e ha dichiarato che ritarderà un’operazione militare contro i combattenti curdi siriani nell’area nordorientale della Siria, per subentrare nella lotta contro l’ISIS.

Per Ankara, la decisione presa dalla Casa Bianca rimuove una delle cause di tensione con Washington. Erdogan ha criticato a lungo gli Stati Uniti per il loro supporto ai militanti curdi siriani dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) contro lo Stato Islamico. La Turchia, infatti, considera l’YPG un gruppo terroristico e un braccio armato del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che lotta per l’autonomia curda oltreconfine, su territorio turco.

Gli altri alleati degli Stati Uniti non hanno accolto in modo totalmente positivo la notizia. Sia la Francia che la Germania hanno avvisato che il cambio di rotta statunitense rischia di danneggiare la campagna contro lo Stato Islamico. Inoltre, la milizia sostenuta dagli Stati Uniti capeggiata dalle YPG ha dichiarato che un attacco turco la costringerebbe a deviare i militanti dalla battaglia contro l’ISIS per proteggere il proprio territorio.

Durante il suo discorso di venerdì, Erdogan ha altresì promesso che libererà la Siria dai gruppi armati curdi sostenuti dagli Stati Uniti, dopo l’annuncio di Washington di ritirare le sue truppe dall’area.

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e di 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terreno, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche. Lo Stato Islamico ha perso tutto il territorio siriano sul quale esercitava un controllo diretto nel corso del 2017 grazie a offensive separate condotte da una parte dalle Syrian Democratic Forces e le unità americane, dall’altra dall’esercito governativo di Damasco, capeggiato dal presidente siriano, Bashar al-Assad, con l’aiuto militare della Russia, alleato strategico del regime insieme all’Iran.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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