Trump: ritiro di metà delle truppe USA in Afghanistan

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 15:25 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno in programma di ritirare più di 6.000 truppe delle 14.000 stanziate in Afghanistan, secondo quanto riportato dal New York Times venerdì 21 dicembre, citando un funzionario americano.

Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, il giorno precedente ha respinto i suggerimenti dei suoi consiglieri più importanti e ha deciso di ritirare tutte le truppe americane dalla Siria, scelta che ha contribuito alle dimissioni del segretario della Difesa, Jim Mattis, annunciate il 20 dicembre.

L’ex segretario era sostenitore dell’idea di mantenere una forte presenza militare americana in Afghanistan per sostenere gli sforzi diplomatici di pace. La decisione sui contingenti in Siria ha sconcertato gli alleati degli Stati Uniti e ha scatenato una dura reazione da parte dei repubblicani al Congresso.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham, favorevole alla presidenza Trump, ha avvertito di un possibile pericolo per gli Stati Uniti se il decreto dovesse passare. “Le condizioni in Afghanistan, attualmente, rendono il ritiro delle truppe americane una strategia ad alto rischio. Se continuiamo nel nostro attuale corso, stiamo mettendo in moto la perdita di tutti i nostri guadagni e aprendo la strada verso un secondo 9/11 “, ha commentato Graham in una dichiarazione.

Una fonte anonima ha riportato che Trump, in privato, si era recentemente lamentato del coinvolgimento militare americano in Afghanistan. La fonte ha riportato a Reuters che il presidente “aveva perso ogni pazienza”. Il Pentagono ha rifiutato di commentare la decisione sulle truppe in Afghanistan. Garrett Marquis, un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, ha affermato che la Casa Bianca non commenterà “i futuri sviluppi strategici”.

La fonte del New York Times, parlando in condizione di anonimato, ha dichiarato che la decisione è stata presa e che sono stati dati ordini verbali per l’operazione di ritiro. Le linee guida ufficiali sono quindi state discusse, ma, secondo l’agenzia di stampa Reuters, per portare a compimento il ritiro ci potranno volere settimane o addirittura mesi.

Non è chiaro in che modo gli Stati Uniti, con meno di 9.000 forze in Afghanistan, saranno in grado di realizzare l’intera serie di missioni attualmente in corso. L’impegno americano sul territorio consiste anche nell’addestramento delle forze afghane, nel consigliarle sul campo e nel condurre una campagna aerea contro i talebani e gli altri gruppi militanti. Molte testate speculano che le operazioni verranno limitate e che questo potrebbe fornire un’opportunità per i talebani in ripresa di espandere le loro offensive in tutto l’Afghanistan.

I rappresentanti del governo afghano hanno dichiarato che l’eventuale ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan non inciderà sulla situazione della sicurezza del Paese, ha riportato Al Jaazera English. Il capo consigliere del presidente afghano Ashraf Ghani, Fazel Fazly, ha rimarcato questa presa di posizione su Twitter scrivendo che, se le poche migliaia di truppe straniere che consigliano, addestrano e assistono l’esercito nazionale se ne andranno, “non influenzeranno la nostra sicurezza”. Fazly ha poi aggiunto che, negli ultimi quattro anni e mezzo, la responsabilità della sicurezza sul territorio è completamente in mano alle forze afghane.  Anche il portavoce presidenziale Haroon Chakhansuri, sui suoi social media, ha fatto eco alle posizioni di Fazly.

In concomitanza con l’annuncio del ritiro delle truppe, il Dipartimento della Difesa americano ha pubblicato il report semestrale “Migliorare la sicurezza e la stabilità in Afghanistan”, che copre gli eventi tra il 1° giugno e il 30 novembre 2018. Secondo il rapporto, in questo periodo gli Stati Uniti e i suoi partner hanno usato la forza militare per guidare i talebani verso una soluzione politica duratura e inclusiva. Ci sono stati alcuni sviluppi degni di nota, come il cessate il fuoco di giugno Eid al-Fitr e il sostegno alla pace dalla più ampia comunità islamica, che hanno minacciato la legittimità dei talebani. Il Dipartimento sostiene che i nuovi sforzi in ambito diplomatico, più l’introduzione di nuovi consulenti, ha stabilizzato la situazione nel Paese, rallentando lo slancio della marcia talebana che ha avuto il suo picco dal 2011 al 2016.

Secondo il report, le Forze nazionali di difesa e sicurezza afgane (ANDSF) mantengono il controllo della maggior parte dell’Afghanistan, dei più grandi centri popolati e tutti i capoluoghi di provincia, mentre i talebani controllano vaste porzioni delle aree rurali. Il Dipartimento della Difesa sostiene la tesi per la quale il rafforzamento e il riallineamento delle forze e delle autorità degli Stati Uniti e della coalizione nell’ambito della strategia per l’Asia meridionale hanno aumentato significativamente la pressione sui talebani.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

Gli Stati Uniti hanno un interesse vitale nell’Afghanistan. Dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, l’obiettivo principale delle amministrazioni americane è stato sempre quello di prevenire un secondo attacco simile. Il 21 agosto 2017, il presidente Trump ha annunciato la nuova strategia americana a Kabul, che comprendeva il raddoppiamento delle operazioni contro i gruppi armati, l’aumento delle truppe da 11.000 a 15.000, e la promessa di rimanere nel territorio per altri 10 anni.

Nell’ultimo mese, la comunità internazionale ha assistito a numerosi sforzi diplomatici affinché la situazione nel Paese si stabilizzasse. L’amministrazione Trump ha nominato un rappresentante speciale, Zalmay Khalilzad, affinché coadiuvasse il processo di pace nella regione. Khalilzad ha incontrato tre volte i talebani, l’ultima il 18 dicembre ad Abu Dhabi. Durante questo colloquio, al quale erano presenti anche rappresentanti pakistani e emiratini, si è discusso di un possibile ritiro americano e di un cessate il fuoco della durata di 6 mesi. Un altro tentativo è stato fatto durante la Conferenza sull’Afghanistan, tenutasi al Ginevra dal 26 al 28 novembre, dove il presidente Ghani ha presentato un piano quinquennale per lo stabilimento della pace nella regione che includeva anche trattative pacifiche con i talebani.

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di Redazione

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