Il segretario della Difesa USA, James Mattis, si è dimesso

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 9:26 in USA e Canada

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Il segretario della Difesa, Jim Mattis, si è dimesso giovedì 20 dicembre, il giorno successivo all’annuncio del presidente Donald Trump in merito al ritiro delle truppe americane dalla Siria e in parte anche dall’Afghanistan. Nella lettera di dimissioni Mattis ha scritto che “il presidente merita che al vertice del Pentagono ci sia qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni”.

Il 19 dicembre, Trump ha sorpreso tutta l’amministrazione e il Dipartimento della Difesa ordinando il ritiro delle truppe dalla Siria, dichiarando che ormai l’ISIS è stato sconfitto e, quindi, i soldati americani devono tornare in patria. Il capo della Casa Bianca ha preso tale decisione nonostante gli ufficiali del Pentagono e del Dipartimento di Stato, da mesi, continuassero a dirgli che, nonostante la sconfitta militare, la lotta contro l’ISIS non era ancora finita.

Inoltre, Trump ha ordinato al Pentagono, andando contro i consigli di Mattis, di compilare un piano per il ritiro di circa metà delle truppe statunitensi presenti in Afghanistan dove, soltanto il 21 agosto 2017, aveva inaugurato una nuova strategia per eliminare il terrorismo nella regione che, nei mesi successivi, aveva comportato un aumento delle truppe USA e NATO. Gli ufficiali militari hanno messo in guardia il presidente, riferendogli che tali mosse potrebbero precipitare la nazione nel caos.

Tutto ciò ha portato Mattis, contrario alle decisioni di Trump, a presentare le dimissioni. Come spiega il Washington Post, l’ormai ex segretario della Difesa, considerato il baluardo contro l’impulso isolazionista del leader della Casa Bianca, è sempre stato un “capo rassicuratore” di fronte a tutte le provocazioni lanciate da Trump dall’inizio del mandato presidenziale. Le sue dimissioni hanno suscitato un’ondata di preoccupazioni in relazione al temperamento e ai processi decisionali del presidente, facendo sorgere dubbi sull’approccio dell’amministrazione americana alle minacce globali.

Nella lettera di dimissioni, Mattis ha spiegato le differenze di vedute con Trump, affermando che la forza degli Stati Uniti risiede nelle forti relazioni con gli alleati, i quali dovrebbero essere trattati con rispetto. Per di più, a suo avviso, Washington deve essere ben consapevole delle minacce, anche provenienti da gruppi come lo Stato Islamico. “Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per creare un ordine internazionale che riconduca alla nostra sicurezza, alla nostra prosperità e ai nostri valori. In tale sforzo, siamo rafforzati dalla solidarietà dei nostri alleati”, ha spiegato Mattis, senza esprimere alcun elogio nei confronti di Trump nell’intera lettera.

Dopo aver appreso la notizia, il presidente ha colto nuovamente di sorpresa il Pentagono, registrando un video alla Casa Bianca in cui dichiara che l’ISIS è stato sconfitto e che le truppe americane che sono morte nei combattimenti sarebbero fiere di vedere i loro compagni tornare a casa. Il ritiro dei soldati dal Paese mediorientale, secondo Mattis e altri consiglieri, permetterà alla Russia e all’Iran di estendere la propria influenza definitivamente sulla Siria, rischiando altresì che l’ISIS possa pensare ad una nuova serie di offensive per riprendere il potere.

Durante il tempo passato alla guida del Pentagono, Mattis ha aumentato la spesa per la Difesa dopo anni di limiti al budget, e ha supervisionato lo sviluppo di una nuova strategia orientata verso la concorrenza con Cina e Russia. A suo avviso, Mosca e Pechino stanno “cercando di appropriassi dell’autorità di veto sulle decisioni economiche, diplomatiche e di sicurezza di altre nazioni”, e per questo aveva suggerito al presidente che gli Stati Uniti devono “usare tutti gli strumenti del potere americano per provvedere alla difesa comune”. Tale linea è evidente nella nuova strategia degli Stati Uniti in Africa, annunciata dal consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton la scorsa settimana, volta a contrastare la crescente influenza russa e cinese nel continente africano.

Come nota il New York Times, i rapporti tra Trump e Mattis stavano peggiorando da mesi e, inoltre, la voce diffusa secondo cui l’ex segretario era “l’adulto nella stanza quando si trovava alla Casa Bianca” hanno finito per infastidire il presidente. A ottobre, Trump lo ha persino accusato di essere un democratico, azione considerata simile al tradimento nell’attuale amministrazione repubblicana. Come per il licenziamento del procuratore generale Jeff Sessions da parte di Trump, avvenuto l’8 novembre, la rottura con Mattis è stata una svolta completa in una relazione che, una volta, sembrava forte. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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