Premier di Grecia e Macedonia candidati a Premio Nobel per la Pace

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 18:20 in Grecia Macedonia

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I Primi Ministri di Grecia e Macedonia, Alexis Tsipras e Zoran Zaev, sono stati nominati al Premio Nobel per la Pace, per via dell’impegno e degli sforzi profusi per il raggiungimento dell’accordo di Prespa.

La candidatura dei due Capi di Governo è stata proposta dal vincitore del Premio Nobel per la Pace del 2015, l’economista tunisina Uided Bushamaui, che ha definito l’accordo di Prespa “un processo straordinariamente significativo”, con il merito di poter essere usato come modello per la risoluzione di conflitti analoghi in tutto il mondo. Bushamaui è la prima donna a capo della camera di commercio del suo Paese, ed ha ricevuto il Premio Nobel come componente del Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino”, composto da organizzazioni locali e della società civile, che ha avuto il merito di dare un contributo decisivo alla ricostruzione di una democrazia pluralistica sulla scia della Rivoluzione dei Gelsomini del 2011.

Secondo lo storico accordo, firmato da Zoran Zaev e Alexis Tsipras il 17 giugno 2018 sulle rive del lago Prespa, da cui ha preso il nome, in cambio della decisione della Macedonia di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia ha acconsentito a sollevare il veto sull’ingresso di Skopje nella NATO e nell’Unione Europea. Atene si è per molto tempo opposta al fatto che l’ex Repubblica Jugoslava avesse lo stesso nome di una delle principali regioni elleniche, con capoluogo Salonicco. Ciò è stato alla base di una decennale disputa tra i due Paesi, dal momento che la Grecia ritiene che il nome del suo vicino settentrionale possa rappresentare una rivendicazione sul suo territorio, nonché un’appropriazione del patrimonio Greco. A causa di questa disputa, la Atene ha posto per anni il veto sull’ingresso di Skopje nell’Alleanza Atlantica e nell’Unione Europea. Significativamente, meno di un mese dopo la firma dell’accordo, più precisamente il 12 luglio 2018, la NATO aveva invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione. Il 25 luglio questi sono iniziati ufficialmente, con l’arrivo nella capitale macedone di una delegazione della NATO, guidata da James McKee, il direttore per gli Affari europei e globali, allo scopo di dare l’avvio formale alle negoziazioni per l’ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica. In quell’occasione, McKee aveva dichiarato che la Macedonia sarebbe potuta diventare il trentesimo membro della NATO entro i prossimi 18 mesi. Inoltre, giovedì 6 settembre, poche settimane prima del referendum, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, si è recato in Macedonia. In quell’occasione, Stoltenberg, si era dichiarato pronto ad accogliere la Macedonia come nuovo membro della NATO nel caso di un esito positivo del referendum.

Nonostante il fallimento del referendum del 30 settembre, durante il quale non è stato possibile raggiungere il quorum del 50% più uno, venerdì 19 ottobre il parlamento macedone ha votato pronunciandosi a favore dell’accordo con la Grecia per cambiare denominazione in Macedonia del Nord, approvando le modifiche con la maggioranza dei due terzi, ossia con 80 voti a favore. Non ci sono stati voti contrari, poiché molti deputati erano assenti al momento del voto.

Una personalità politica greca che ha svolto un ruolo di primo piano processo che ha portato alla firma del Trattato di Prespa è l’ex ministro degli Esteri ellenico Nikos Kotzias, il responsabile delle negoziazioni dell’accordo, che ha rassegnato le sue dimissioni mercoledì 17 ottobre, per via di una spaccatura, all’interno del Governo, riguardo questo accordo. Kotzias è stato definito dal governo di Atene “la prima grande vittima politica della Grecia nel percorso per porre fine ad una disputa decennale con la Macedonia”. All’indomani delle dimissioni di Kotzias, Tsipras, che ha assunto la sua carica ad interim, si è detto disposto a sacrificare uno dei suoi più stretti alleati politici, per salvaguardare la sopravvivenza del Governo di coalizione tra Syriza e i Greci Indipendenti, che hanno vedute diverse sull’accordo con la Macedonia. Socialdemocratico il primo e nazionalista e conservatore il secondo, i due partiti sono riusciti ad unire le forze nel 2015, formando una coalizione con l’obiettivo di far uscire la Grecia dalla crisi del debito e combattere la corruzione. Il traguardo è stato raggiunto dal Paese il 21 agosto, giorno che ha segnato l’uscita di Atene dal programma di salvataggio della Troika. Tuttavia, il Trattato di Prespa ha fatto riemergere le contraddizioni intrinseche nella coalizione di Governo: più precisamente, i nazionalisti ellenici si oppongono ad ogni tipo di compromesso che faccia sì che nome dell’ex repubblica Iugoslava contenga il termine Macedonia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

di Redazione

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