Onu: migranti in Libia soggetti a “orrori inimmaginabili”

Pubblicato il 21 dicembre 2018 alle 16:13 in Immigrazione Libia

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I migranti ed i rifugiati che si trovano in Libia sono soggetti a “orrori inimmaginabili” dal momento in cui arrivano nel Paese, fino a quando non lo lasciano nel tentativo di raggiungere l’Europa a bordo di un’imbarcazione dei trafficanti di esseri umani.

È quanto si apprende da un report di 61 pagine elaborato dalla UNISMIL, la missione dell’Onu in Libia, e dall’Ufficio dei Diritti Umani, intitolato “Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya”, il quale fa luce sulle condizioni in cui versano i migranti ed i rifugiati nel Paese nordafricano. Il documento copre un periodo di 20 mesi fino all’agosto 2018 e rivela nei dettagli le terribili violazioni e abusi a cui sono soggetti gli stranieri per mano di ufficiali di Stato, gruppi armati, contrabbandieri e trafficanti. Tali abusi includono assassinii, torture, detenzione arbitraria, stupri di gruppo, lavoro forzato ed estorsione.

Basato su 1.300 resoconti raccolti dallo staff dell’Onu stesso in Libia, e da migranti nigeriani che dalle coste libiche sono arrivati in Italia o sono tornati in patria, il rapporto traccia l’intero viaggio dei migranti e dei rifugiati dal confine meridionale della Libia, attraverso il deserto fino alla costa settentrionale. Per tutta la sua durata, il giro compiuto è caratterizzato da un alto rischio di abusi dei diritti umani.

Le condizioni di instabilità e insicurezza in cui versa la Libia, dove esistono ancora due governi rivali che non riescono a controllare l’intero territorio nazionale, riferisce il documento, costituiscono un terreno fertile per le attività illecite come il traffico di esseri umani ed il contrabbando, lasciando altresì rifugiati e migranti “in balia di innumerevoli predatori che li considerano soltanto come merci da sfruttare. Per di più, la maggior parte delle donne e delle ragazze intervistate ha riferito di essere stata stuprata da bande intere di trafficanti.

Lo staff dell’UNISMIL ha fatto visita a 11 centri di detenzione, dove migliaia di migranti e rifugiati sono detenuti, documentando ogni tipo di tortura, lavori forzati, abus8i sessuali da parte delle guardie. Coloro che riescono a imbarcarsi alla volta dell’Europa, nella maggior parte dei casi, ormai da oltre un anno, vengono intercettati dalla Guardia Costiera libica, che li riporta in Libia, costringendoli ad affrontare nuovamente abusi e torture. I circa 29.000 stranieri che sono stati soccorsi e trasferiti nuovamente nel paese nordafricano dall’inizio del 2017 sono stati portati presso centri gestiti dal Dipartimento per la lotta contro l’immigrazione illegale, dove in migliaia rimangono a tempo indefinito, senza alcuna possibilità di avere accesso ad un avvocato o dei servizi consolari. Inoltre, i detenuti vengono lasciati morire di fame, venendo altresì picchiati e bruciati con oggetti metallici incandescenti.

Alla luce di tutto ciò, l’Onu ritiene che la Libia non può essere considerata un luogo sicuro dove portare i migranti soccorsi in mare.  Per tale ragione, l’Unione Europea e gli Stati membri sono esortati a riconsiderare i costi umani delle loro politiche migratorie e dei loro sforzi per ridurre i flussi, ed assicurarsi che l’assistenza e la cooperazione con le autorità libiche sia basata sul rispetto dei diritti umani e dei rifugiati.

Il report ritiene che sia molto probabile che gli attori statali libici, tra cui ufficiali locali, siano compici dei gruppi armati, che talvolta vengono integrati nell’organico del Ministero dell’Interno e della Difesa. “Il fallimento gestionale della situazione è sia locale sia internazionale, la Libia sta vivendo una situazione di vera e propria calamità umanitaria nascosta”, ha commentato il rappresentante speciale dell’Onu nel Paese nordafricano, Ghassam Salame.

Tra il 2017 e l’inizio del 2018, grazie all’appoggio dell’Italia e dell’Unione Europea, la Guardia Costiera libica ha aumentato significativamente la propria attività. Nei primi tre mesi di quest’anno, gli ufficiali libici hanno compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle Ong nello stesso periodo.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza dell’Onu e dell’Italia, mentre il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

Il 14 novembre 2017, la CNN aveva pubblicato un video in cui venivano mostrati alcuni migranti africani che, in un capannone a poca distanza da Tripoli, venivano venduti all’asta come schiavi a 400 dollari. In tale occasione, le Nazioni Unite definirono la collaborazione tra Unione Europea, Italia e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”, poiché la loro politica di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, era “un oltraggio alla coscienza umana”. Da parte loro, gli ufficiali libici hanno sempre negato tali accuse.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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