Cina e Pakistan: quando il Belt and Road diventa militare

Pubblicato il 20 dicembre 2018 alle 8:41 in Asia Cina

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Quando, all’inizio del 2018, il presidente Trump annunciò che avrebbe sospeso diversi miliardi di aiuti al Pakistan in ambito di sicurezza, alcuni analisti credevano che questa decisione avrebbe portato l’esercito pakistano a impegnarsi di più nella cooperazione con l’alleato americano.

Così non è stato. La ragione è che il Pakistan aveva già qualcuno pronto a rimpiazzare il sostegno militare statunitense: la Cina. A poche settimane di distanza dall’annuncio di Trump, infatti, è stato finalizzato un piano, inizialmente segreto e reso noto solo nelle ultime settimane, per la costruzione dei jet militari e di altri armamenti cinesi e tecnologie spaziali in Pakistan.

Il piano di cooperazione militare ricade sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road del governo cinese – il grande progetto di Xi Jinping che prevede un investimento di 1000 miliardi di dollari in 70 Paesi per ricostruire l’interconnessione infrastrutturale via terra e mare tra Asia, Europa e Asia che caratterizzava le antiche rotte delle Vie della Seta.

Gli ufficiali cinesi continuano a sostenere che il Belt and Road è un progetto economico pacifico e che non ha scopi militari. La realtà del piano di cooperazione con il Pakistan, però, lega apertamente e per la prima volta le ambizioni militari cinesi al Belt and Road, andando a sostegno dei critici dell’iniziativa che la considerano un modo di Pechino per ampliare la sua influenza nel continente asiatico e oltre.

Il Pakistan – con la sua posizione strategica e le sue armi nucleari – è uno dei Paesi simbolo dei progetti del Belt and Road. Fin dall’avvio dell’iniziativa Belt and Road, nel 2013, il Pakistan ha visto lo stanziamento di 62 miliardi di dollari da parte cinese per i progetti volti alla costruzione del Corridoio Economico Cina-Pakistan, in un momento in cui l’economia pakistana era in forte crisi.

Man mano che la tensione tra Islamabad e Washington aumentava, il Pakistan si è appoggiato sempre di più su Pechino, al punto che alcuni ufficiali del Paese sono preoccupati per una eventuale riduzione della sovranità nazionale a favore dell’influenza cinese.

Anche prima che il piano di cooperazione militare venisse svelato apertamente, alcuni progetti della Cina in Pakistan presentavano già chiare implicazioni strategiche.

Il primo tra questi progetti è la costruzione della infrastruttura portuale e della zona economica speciale nel porto di Gwadar, in Pakistan che, di fatto, costituisce uno sbocco diretto per le merci cinesi sul Mar Arabo e fornisce a Pechino una carta strategica contro l’India, se mai le tensioni con New Delhi e Washington dovessero sfociare in un blocco navale vero e proprio. Secondo alcuni analisti, Pechino potrebbe avere nei piani quello di inviare dei contingenti militari al porto con il pretesto di mantenerne la sicurezza per poi trasformarlo, gradualmente in una vera e propria base militarizzata estera dell’esercito cinese.

Il secondo è il ruolo centrale del Pakistan nello sviluppo del sistema di navigazione satellitare cinese Beidou, in quanto unico altro Paese, oltra alla stesa Cina, ad aver accesso al servizio militare del sistema che permette una migliore e più precisa guida satellitare per i missili, le navi e gli aerei. Il Pakistan sta facendo da apripista e Pechino mira ad ampliare l’uso del sistema Beidou anche agli altri Paesi che partecipano al Belt and Road con lo scopo di ridurre la loro dipendenza dal sistema GPS che gli ufficiali cinesi ritengono sia monitorato e manipolato dagli Stati Uniti.

Cina e Pakistan hanno molto in comune, oltre alla linea di confine. Il primo luogo, vantano una storia di cooperazione piuttosto lunga e un rapporto teso con l’India. In secondo luogo, entrambi i Paesi hanno un grande mercato per la vendita di armi con un imponente potenziale di crescita e, non da ultimo, sono entrambi ricchi di risorse naturali.

A tutto questo si aggiunge, ora, la cooperazione militare che permette a Pechino di mostrare a Washington le sue capacità tecnologiche in materia di sicurezza e sorveglianza proprio in un’area del mondo che è stata a lungo sotto l’influenza americana.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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