Sondaggio: la maggior parte dei russi rimpiange l’URSS

Pubblicato il 19 dicembre 2018 alle 21:00 in Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nell’ultimo decennio il numero dei nostalgici dell’Unione Sovietica è cresciuto esponenzialmente. Lo rivela un sondaggio del Centro Levada pubblicato nella giornata di oggi dal quotidiano russo RIA Novosti.

Stando ai risultati del sondaggio, il 66% dei russi rimpiangerebbe l’Unione Sovietica. Lo scorso anno era soltanto il 58% ad ammetterlo, e negli ultimi dieci anni questo indicatore non aveva mai superato il 61%.

Ad ammetterlo sono soprattutto i cittadini russi di età superiore ai 55 anni e i giovani tra i 18 e i 24 anni. Le ragioni principali per cui i russi rimpiangono il crollo dell’Unione Sovietica sono la distruzione del sistema economico (52%), la perdita del senso di appartenenza a una grande potenza (36%) e la crescita della sfiducia e del malcontento (31%).

Come spiega la sociologa del Centro Levada Karina Pipiya, l’aumento della nostalgia nei confronti dell’URSS tra i russi più anziani si deve in gran parte alla riforma delle pensioni. Stando a quanto dichiarato dalla sociologa, i sentimenti della popolazione sono legati al benessere dell’epoca sovietica, soprattutto nel contesto di crescente preoccupazione per i problemi di benessere nel presente.

Discorso diverso va fatto invece per i giovani, per i quali questo sentimento di “nostalgia” può portare alla giustificazione di avvenimenti inaccettabili, avverte l’esperta.

“Il rimpianto per l’Unione Sovietica e la sua “romanticizzazione”, specialmente tra i giovani con poca conoscenza della storia, può portare a una rivalutazione o addirittura a una riabilitazione della storia del Paese, giustificando la repressione stalinista, riscrivendo la storia, svalutando completamente le trasformazioni democratiche degli anni Novanta”, spiega Karina Pipiya.

La pubblicazione del sondaggio coincide con l’anniversario della nascita di Leonid Brežnev, segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1964 al 1982, e due volte a capo del Praesidium del Soviet supremo (capo dello stato), dal 1960 al 1964 e dal 1977 al 1982. Sotto il suo governo si acuirono le tensioni tra Occidente e mondo comunista, come nel caso della Primavera di Praga e dell’invasione dell’Afghanistan. La sua morte aprì il lento, ma costante percorso di liberalizzazione delle strutture dell’URSS guidato da Michail Gorbačëv.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.