L’UE continuerà il dialogo con la Polonia

Pubblicato il 19 dicembre 2018 alle 17:14 in Europa Polonia

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Le Commissione europea continuerà a dialogare con la Polonia in merito al suo stato di diritto, nonostante i recenti emendamenti apportati a una legge polacca dalla Corte Suprema, considerata una violazione delle regole dell’Unione Europea. “Continueremo il dialogo con la Polonia in linea con l’articolo 7”, ha riferito il vice presidente della Commissione, Vladis Dombrovskis, riferendosi ai trattati sull’UE che indicano il processo per sostenere lo stato di diritti nei Paesi europei.

La Corte suprema della Corte europea, lunedì 17 dicembre, ha ordinato che la Polonia sospendesse immediatamente una legge che prevedeva il ritiro forzato di alcuni giudici. Il partito di governo polacco Law and Justice Party (PiS) aveva già accettato di abolire la legge che abbassava l’età di pensionamento dei giudici dopo che il tribunale dell’UE aveva emesso una sentenza provvisoria contro tale legislazione in ottobre. L’ordine del 17 settembre ha reso definitiva la decisione della Corte. “La Polonia avrà tempo fino al 17 gennaio per presentare una relazione sull’attuazione dell’ordine del tribunale, nel frattempo faremo la valutazione della legge adottata”, ha spiegato Dombrovskis.

La Commissione europea ha condotto un’intensa indagine sullo stato di diritto in Polonia, nonché sull’indipendenza della magistratura. Il 24 settembre, la Commissione ha annunciato che il caso sarebbe stato deferito alla Corte di Giustizia dell’UE, che si è poi pronunciata sulla presunta violazione del principio di indipendenza della magistratura, causata, secondo la Commissione, dalle modifiche apportate dal Governo di Varsavia alla legge sulla Corte Suprema, che ha ritenuto incompatibili con il diritto dell’UE, poiché minano il principio dell’indipendenza giudiziaria, compresa l’inamovibilità dei giudici.

Il 25 luglio, il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, aveva firmato una legge che prevede un cambiamento nelle procedure di nomina dei giudici della Corte Suprema, dando un peso maggiore al Parlamento, in cui Diritto e Giustizia ha la maggioranza. Di conseguenza, la riforma assicura al governo più controllo sui giudici, come spiega il New York Times. Precedentemente, il 3 luglio, è avvenuta quella che è stata descritta come un’“epurazione” della Corte Suprema: l’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici dell’organo, passata da 70 a 65 anni, ha provocato il pensionamento forzato di 27 su 72 dei suoi componenti. In entrambi i casi, le riforme hanno provocato rivolte da parte dei cittadini.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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